Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALISMO
anno <1955>   pagina <274>
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Giuliano Gaeta,
Tirolo, per cui giungeva ad incorporare una nazione italiana a una tedesca. J)
Quando poi, nel 1794, Sebastiano Biagini in un appello insurrezionale scrive Leviamoci tutti in massa e liberiamoci per sempre dai crudeli aristo­cratici, dai nobili prepotenti e sciocchi, dai principi tiranni che ci opprimono e bevono il nostro sangue: governiamoci in ima sola indivisibile repubblica od in tante repubbliche democratiche federate,2) ci troviamo di fronte ad un fatto nuovo, ad un programma sufficientemente definito che Venezia segue e supera nel luglio 1797, quando raccoglie 35 mila firme per il voto di unirsi in una sola Repubblica Democratica, una ed indivisibile, con tutte le Città e Territori della Veneta Nazione 3) e cogli altri popoli liberi d'Italia. 3>
Nell'agosto dello stesso anno, a Genova, Gaspare Sauli fa uscire il Di­fensore della Libertà, che è considerato la più autorevole voce contro il fede­ralismo ed il separatismo,*) e Sebastiano Biagini, chiarite le sue idee, rigetta la possibilità federalista con il suo Censore Italiano, pure del 1797, e che ha per programma Italia una e indivisibile .
Il problema sociale fa pure capolino col milanese Termometro Politico della Lombardia, del 1796, creato da due profughi meridionali, Francesco Salii e Giuseppe Abamonti. Ed il problema è qui in funzione risorgimentale, giacché i due estensori, come di norma gli esuli meridionali, per l'esperienza del malgoverno dei Borboni ed, in genere, dei gravi residui di feudalesimo persistenti nelle loro terre, pensavano che la risoluzione del problema nazio­nale non potesse che andar di pari passo con quella del problema sociale. Il problema dell'indipendenza poi è centrato su quello della libertà dal Foscolo, nella stia attività sul periodico veneziano Mercurio d'Italia del 1796 e sul bolognese Genio Democratico del 1798: per lui, se i cittadini non hanno con­quistato i diritti alla libertà, la nazione non può essere indipendente.
Nel 1799 il genovese Redattore Italiana, di fronte all'avanzata austro-russa, osserva che sarebbe errore funesto il credere che basti di mandar dei rinforzi in Italia per ricuperare i paesi abbandonati , ma che bisogna ristabilire l'opinione in favor de' Francesi, dando ai Popoli dei sicuri garanti della loro libertà, ed indipendenza , il che, in sostanza, vuol dire che la forza delle armi non basta se non è sorretta da quella dell'opinione pubblica ita­liana, e che questa, delusa, vuole delle garanzie. Anzi, il giornale chiede che si proclami l'unione degli italiani in una Repubblica Italiana Una, ed Indi­visibile , e ebe si annunci all'Europa che, a pace conclusa, rientreranno i
1) L'articolo è datato da Treviso, il 15 novembre. L'accezione della parola nazione qui non è ancora quella comune nell'ottocento, ha ancora un sapore regionalistico. Ciò tut­tavia non fa per nulla perder valore alla (rase citata.
2) Ànehe qui, come nel caso citato alia nota 1, la parola nazione conserva un sapore regionalistico che ormai sta per essere superato.
3) Tali le parole del manifesto che invitava alla sottoscrizione, datato a Venezia il 7 mietitore (5 luglio) 1797. Tale manifesto ò riprodotto da F. A. PERINI BEMBO, Giorna~ lismo ed opinioni} pubblica nella rivoluziona di Ventala, Firenze, ed. Cya, 1952, voi. I, parte III, cap. IL L'appello del Biagini invece si trova riprodotto in [ETTORE ROTA, Il problema italiano cit., parte li, cap. IL
) Cosi lo considera FRANCESCO FATTOREIÌO, II giornalismo italiano, Udine, Casa Edi­trice IDEA, 1941, voi. I, cap. Ili, 4.