Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALISMO
anno
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1955
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pagina
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275
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Giornalismo e Risorgimento italiano 275
Francesi ne i confini delle Alpi, confini posti dalla natura per dividere Fona Nazione dall'altra .*) D programma italiano, come ben si vede e non in quanto appare alla mente di singoli pensatori, ma in quanto appare all'opinione pubblica è sempre più definito.
Fallito tale programma sul terreno pratico, ecco che si ripiega a più modesta, ma non perciò meno nobile fatica, quella di creare una più vasta, una più consapevole (e quindi più sentita e sicura) opinione pubblica: il Cuoco, fondando nel 1804 a Milano il Giornale Italiano col quale vediamo prender forma quel tipo di giornale culturale ed educativo già prima tentato,2) ma che in seguito prese maggior importanza operando efficacemente verso fini politico-nazionali, aveva in mente la necessità, prima di elargire costituzioni, di formare lo spirito pubblico di una nazione , giacché era persuaso che in Italia non si trattasse di conservar lo spirito pubblico, ma di crearlo, sicché bisognava avvezzar le menti degli italiani a pensar nobilmente, condurle, quasi senza che se ne avvedano, alle idee che la nuova sorte richiede, e far divenire cittadini di uno Stato coloro i quali sono nati abitanti di una provincia o di paesi più umili di una provincia .8)
Che mancasse completamente questo spirito pubblico in Italia, non lo crediamo. Era piuttosto ancora incerto, ed incontrava molte resistenze alla sua maturazione. Chi ha solo un po' di dimestichezza con la storia delle dottrine, sa come esse siano lente a maturare, per quanto il loro sviluppo dipenda solo da menti elette. Molto più lenta necessariamente, e molto più incerta, è la maturazione delle idee in vaste collettività umane. Cert'è tuttavia che, di fronte al moto muratiano, una città modesta com'essa era allora, e, comunque, eccentrica quale Trieste, è scossa: ce Io conferma la lettura del suo giornale governativo d'allora, L'Osservatore Triestino. *1 E la preoccupazione di tale giornale, di fronte a quel moto che doveva così precipitosamente fallire, mi pare che dica qualcosa intorno allo spirito pubblico italiano.
Ma mi pare di essermi dilungato troppo. D'altronde è inutile continuare passo passo, dalla restaurazione al periodo dell'irredentismo adriatico.
Si vuol rivedere la storia del Risorgimento da un punto di vista economico o sociale ? Sta bene, purché il problema economico o sociale sfoci in qualche modo nel problema risorgimentale, poco importa se quale propulsore o quale remora del Risorgimento stesso. Ma, in ogni modo, non si perda di vista che il Risorgimento è per non poca parte frutto d'opinione pubblica, ed anche in quanto connesso col fenomeno economico e sociale.
Ma se, com'è stato osservato, il Risorgimento italiano non può essere considerato come un fatto a sé stante, ma va inquadrato nella storia europea, sarà necessario volgere più in là anche l'indagine storico-giornalistica che
1) Vedasi il numero defl'11 maggio 1799.
2) Vedali per esempio il Giornale dei Patrioti d'Italia, uscito a Milano nel 1797 peri opera di Giuseppe Abnmonti.
8) Parola dal programma por il giornale suddetto, indirizzino dal Cuoco al viceprcsi-dente della Repubblica italiana, Froncexco Melzi d'Edi, il 3 agosto 1803. Riportato da Scritti' vari* a cura di N. Cortese e di F. Nicolini, voli. 2, Bari, edizione Laterza, 1924.
è) Vedasi il mio saggio Formazione del giornalismo triestino (nel volume Trieste e la Vernata. Giulio, Roma, Istituto Editoriale lidia Romana, 1951, cap. III).