Rassegna storica del Risorgimento

HORTIS ARRIGO ; HORTIS ATTILIO ; LIBERALI ; TRIESTE
anno <1955>   pagina <282>
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Attilio Gentile
noi diremmo Avvocatura erariale); entrò poi a far pratica nello studio del-Paw. Francesco Bressan, il cognato di Pasquale Bescnghi.
L'istruzione cui fu costretto nella lingua non sua, gli rese più difficile lo studio, ma gli fece amare ancor più la propria, e tutta la civiltà di cui essa è l'espressione e il veicolo, e la nazione alla quale volle sempre più strettamente appartenere. Ne attinse i fatti, le storie, le speranze dell'avvenire dai libri, di cui si formò una cospicua raccolta (legata dal figlio alla Biblioteca comuna­le, essa ne testimonia la larghezza della mente), pervasi anch'essi dal fremito di novità che agitava allora con incertezze, fantasie e speranze la vita della nazione. Era lo spirito del liberalismo, che, nella prima metà dell'Ottocento trovò a Trieste favorevoli condizioni e fecondi sviluppi. La città, come avve­niva in tutta l'Italia settentrionale e specialmente nella Lombardia, viveva delle iniziative e del lavoro di una borghesia attiva ed ambiziosa che aveva bisogno di muoversi liberamente per le proprie opere e le proprie imprese, e di creare per il lavoro quella spinta interna e quella soddisfazione individuale che sole possono renderlo alacre e produttivo. Nobiltà feudale non vi era mai esistita; i patrizi delle tredici casade, in corso di estinzione, avevano avuto la sola funzione di formare il consiglio della città; e scarsa era l'ari­stocrazia di fresca data che l'Austria veniva formando col conferire l'ordine cavalleresco dell'imperator Leopoldo agli alti funzionari e ai fedeli suoi sud­diti. Ad aduggiare qualche nobile slancio di ribellione morale, come accadde nel marzo 1848, si prestò la massa grigia e incolta, che lo stato allevava den­tro o al margine dell'ani mi nistrazione statale. La occupazione militare fran­cese, seguita dalla annessione politica, non andò esente dai mali di un domi­nio straniero, arbitrario e spogliatore, tuttavia fece conoscere forme più ci­vili e Ubere di governo. Domenico Rossetti, invero il maggior cittadino che mai ebbe Trieste, aborrì l'assoggettamento alla Francia, ma si servì della sua legge per istituire la Società di Minerva, quale strumento di vita civile ed intellettuale che servisse a stimolare le attività dello spirito accanto a quelle materiali ed economiche. Se forse non possedette il metodo che poi si disse liberale, ne ebbe tuttavia la ispirazione, quando, ad esempio, istituì un pre­mio per il servitore fedele, ed un altro per il contadino industre, che facessero loro sentire la dignità del proprio lavoro e quindi la ragione di amarlo e mi­gliorarlo.
Forse da principio fu imprecisione concettuale nel bisogno di libertà che eccitò e persuase l'aw. G. B. Pitteri ad una ostinata opposizione contro nobiltà e governo, contro ogni imposizione che limitasse l'iniziativa del sin­golo ed opprimesse l'intelligenza dell'indiviuo; sino a che a settantotto anni di età, nel 1848, potè proclamare, con franche parole, nella Costituente di Vienna e poi di Krcmsier le sue idee liberali e collaborare a quello schema di costituzione che il Governo austriaco soppresse insieme col Parlamento.
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Dall'operoso incremento economico della città laboriosa e commerciante sorsero, tra gli altri minori, tre solidi organismi finanziari e bancari che du­rano tuttora: Assicurazioni generali, la Riunione Adriatica di Sicurtà, il Lloyd di portata internazionale, fonti di ricchezza e mezzi di contatti culturali. Anche materialmente le idee venivano coi libri, il cui contrabbando, scenden-