Rassegna storica del Risorgimento
HORTIS ARRIGO ; HORTIS ATTILIO ; LIBERALI ; TRIESTE
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1955
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pagina
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283
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Arrigo e Attilio Hortis e il liberalismo triestino 283
do dal Piemonte e dalla Svizzera alla Toscana e poi attraversando l'Emilia, approdava con le navi romagnole al porto di Trieste. A questo facevano capo anche quegli orientali che conservavano i loro abiti nazionali ed apparivano così strani ai forestieri occidentali: gli albanesi con i calzoni fatti a gonnella,
Ii Montenegrini con il berretto rosso, orlato di nero e fregiato della sigla del principe, i greci dalle tuniche e camice orlate di rosso, profughi e congiurati, che suscitavano la pietà e la fraternità e stimolavano l'idea di libertà. Se ne nutrirono anche gli artisti, i poeti, gli scrittori che in Trieste fornirono materia e origine ad un gruppo romantico. Oltre all'istriano Pasquale Besenghi degli Ughi, impetuoso e sdegnoso apostolo di libertà, tennero il campo il friulano Somma, il veneto Dall'Ongaro, il trentino Antonio Gazzoletti che venuti da luoghi remoti e solitari, ricevettero dal vivace travaglio dei traffici stimoli di ispirazione ed ardore di sentimenti, e ne animarono la propria ingenua e fiduciosa giovinezza, da loro poi sempre rimpianta insieme con la città lontana. Il desiderio della libertà che è la prima condizione dell'arte, si trasmette anche alle altre attività che hanno bisogno anch'esse di spaziare fuori dal limite delle coercizioni esterne ed arbitrarie. La libertà secondo la definizione del Vico, consiste nell'avere proprie leggi, proprie istituzioni,propri governi e liberi appunto perchè propri. Ma l'Austria aveva imprigionato anche il Comune in un ufficio statale, di stretta dipendenza dal governo centrale di Vienna e vi collocava impiegati o stranieri o tali almeno che si straniassero dalla propria nazione e rendevano ancor più irritata e insoffribile la oppressiva sottomissione. Sulle ali della poesia penetravano entro la cerchia proibita, invano vigilata dalla polizia, i duri e magnanimi versi dell'Alfieri, e le ardite parole che il Foscolo aveva proclamato a Napoleone stesso: Niun magistrato che italiano non sia, niun capitano die cittadino non sia. Cosi l'idea della libertà si saldava con quella della patria; e la libertà si faceva mediatrice dell'unificazione nazionale.
Il 1848 accende con ima fiammata di entusiasmo le idee, le passioni, le insofferenze, i timori e le speranze e le fonde in una grande aspirazione che fu il liberalismo. In Trieste il movimento non potè culminare in una violenta trasformazione di cose, perchè la città era il deposito militare dell'Austria per la sua guerra d'Italia, e di qua l'esercito preparava la riscossa contro Milano e contro Venezia; i cittadini non poterono impadronirsi dell'amministrazione e rimasero imbrigliati nei loro movimenti dall'autorità militare.
Arrigo Hortis che era allora minorenne nei riguardi della vita pubblica, non potè prendere una posizione propria nei confronti degli anziani, e soprattutto di Francesco Hermet (1811-1893) che fu il vero tribuno di quelle calde giornate. Ma non rimase inattivo, come desumiamo dal fatto che era designato a cancelliere di quel primo tentativo di Univeristà triestina che fu lo Studio politico-legale , vietato dal governo; né miglior fortuna ottenne con la offerta di assumersi nell' Accademia di Commercio l'insegnamento della storia, lasciato da Adalulfo Falconetti. Nel 1848 l'Austria si senti sull'orlo del precipizio, cercò soccorsi esterni dalla Croazia e dalla Russia e tirò avanti simulando di adattarsi alle nuove esigenze popolari, sino a che credette di poter dominare la vita pubblica. Dalla tattica dei primi momenti usci una serie di provvedimenti intorno all'amministrazione dello stato, delle provinole e dei comuni, da cui deriva la Costituzione della città immediata di Trieste, il cosidetto Statato, da non confondersi con i Patti imperiali del