Rassegna storica del Risorgimento

HORTIS ARRIGO ; HORTIS ATTILIO ; LIBERALI ; TRIESTE
anno <1955>   pagina <284>
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284 Attilio Gentile
1382. Lo Statato fu promulgato il 12 aprile 1850 ed attuato nell'agosto suc­cessivo con le elezioni quando già lo stato ripiegava sull'assolutismo, e il nuovo consiglio a cominciare dal suo capo poco differiva dall'ufficio statale che aveva governato il comune dopo la restaurazione del 1813; si prorogò per dieci anni con nomine disposte dal governo. Però cotesta era pur sempre una legge alla quale, in tempi migliori, potessero ricorrere e riferirsi i cittadini; e conteneva una disposizone (che nel seguito si dimostrò favorevole alla difesa nazionale),, secondo la quale (art. 121) se il Consiglio comunale fosse sciolto dall'impera­tore (art. 32), la città doveva rimanere affidata ai cittadini, cioè alla Delega­zione (Giunta) municipale, e non vi si poteva sostituire un'autorità governa­tiva. U Consiglio fu sciolto più di una volta, ma quell'articolo non fu toccato se non il 23 maggio del 1915, perchè al Comune potesse installarsi un Com­missario imperiale.
Arrigo Hortis, ormai bene avviato nella sua pratica avvocatile e fiducioso nella sua carriera, si ammogliò con Elisa Romano, figlia di Francesco Santo, l'egregio e dignitoso cittadino che aveva ospitato nel suo palazzo, durante il primo esilio, Girolamo Bonaparte e ne aveva tenuto a battesimo il primo figlio, nato in Trieste. Per mezzo delle tre cognate si imparentò col magistrato Carlo de Porenta, che sarà più. tardi podestà della città, col negoziante Guglielmo de Stadler e con l'avvocato Sebastiano Picciola, autorevole e benemerito nel Consiglio comunale e nel partito liberale. Nel 1851 (25 settembre) ottenne dal ministero (ad esso spettava di conferirlo I) un posto di avvocato con sede a Trieste ed aperse un proprio studio che divenne presto uno dei maggiori e più accreditati della città. Si arredò molto decorosamente un comodo appar­tamento, dove amava di ricevere persone colte e autorevoli ed anche offrire ospitale alloggio a personaggi illustri, come fu il Mommsen, ed agli uomini politici che venivano soprattutto dall'Istria a consultarsi ed accordarsi con lui. Cercò assiduamente la compagnia di studiosi e di professori, che invitò a casa sua, e con loro strinse relazioni di amicizia, come avvenne con Onorato Oc-cioni e Guglielmo Braum, che divennero a loro volta maestri e amici dei figli. Nel 1850 (13 maggio) gli nacque il primo figlio cui diede il nome di Attilio portato dal maggiore dei fratelli Bandiera morti per la patria nel vallone di Rovito (25 luglio 1844).
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Nella felice tranquillità della famiglia, egli iniziò l'opera politica cui tenne fede sino alla morte. Con l'esperienza viva dei fatti del 1848 fissò una linea legalitaria, politicamente liberale, per l'azione di difesa dell'italianità di Trie­ste con la meta della definitiva unione alla patria, servendosi delle leggi del 1848 e soprattutto dello Statuto allora ancora non operante, giacché invano combattevano nel Consiglio decennale i pochi patriotti che vi erano entrati come Gracco Bazzoni e Nicolò de Ria. Si dedicò a questa opera come ad un dovere liberamente assunto con piena dedizione, e rinunciò a qualunque esi­bizione o soddisfazione personale; fu un cospiratore silenzioso che si valeva della grande autorità spontaneamente dovuta alla chiara intelligenza ed alla forte volontà per consigliare e guidare gli amici e i consenzienti nella battaglia di Trieste, di cui fu capitano. Teneva l'occhio ai provvedimenti sociali che potevano servire ad elevare la dignità ed il benessere del popolo, ed ai fatti della cultura, sui quali fondava le manifestazioni del sentimento unitario