Rassegna storica del Risorgimento

HORTIS ARRIGO ; HORTIS ATTILIO ; LIBERALI ; TRIESTE
anno <1955>   pagina <285>
immagine non disponibile

Arrigo e Attilio Hortis e il liberalismo triestino 285
della cittadinanza. Si ebbe così questo strano caso di mi capopartito (il pa­drone di Trieste, e ome mi fu definito da chi aveva particolari notizie di croci tempo), del quale la polizia aveva scarse occasioni di occuparsi e segnarne no speciale profilo sul libro nero; tuttavia egli non era sfuggito alla sua ocu­lata vigilanza, se il direttore di polizia Kraus, in un rapporto del 5 luglio 1862, dando notizia delle sedute confidenziali, tenute dai consiglieri comunali in preparazione di quelle pubbliche, osservava: e Discorsi del genere vengono di solito discussi prima delle sedute col noto dott. Hortis e dopo la seduta si tengono convegni per discutere sugli obiettivi raggiunti. Il dott. Hortis, alle mene elettorali del quale Inattuale consiglio comunale deve la sua esistenza, va spesso in queste riunioni su tutte le furie, perchè i discorsi non sono tenuti nel senso da lui voluto e non sono abbastanza violenti e contrari al Governo. {Vedi ANGELO SCOCCHI, Gli Ebrei di Trieste nel Risorgimento italiano, in Ras­segna storica del Risorgimento, XXXVIII, pp. 650-51). Pur nel suo tenden­zioso commento è questa una notizia preziosa perchè le più numerose infor­mazioni ed anche documenti dell'attività politica cittadina possiamo trovarli negli archivi della polizia; l'opera dell'irredentismo fu tale che se ne soppresse via via ogni elemento di preparazione e di esecuzione, dopoché se ne fosse ottenuto l'effetto o conseguito lo scopo, per non lasciare alcuna prova che potesse cadere nelle mani della polizia. Di una sua precedente azione abbiamo la narrazione dovuta a lui stesso, se, come credo, fu dettato da lui il Memoriale triestino al Congresso europeo del 1860 (riprodotto dal Salata nelle pp. 300-306 del libro II diritto d'Italia su Trieste e VIstria, Torino, Bocca, 1915). Il suo primogenito stava per entrare nella scuola media, e gli sarebbe toccato di frequentare il Ginnasio tedesco con i penosi disagi da lui patiti in causa dello studio in una lingua straniera. Era stato pubblicato un decreto imperiale che permetteva in tutto l'impero i ginnasi nella lingua del paese. Il Consiglio decennale si guarda bene dal domandarne l'esecuzione; l'Hortis promuove tra i genitori, come riferisce, una petizione al Municipio (non possono farsi al Governo petizioni collettive), affinchè solleciti per noi l'attuazione di questa liberale ordinanza. La polizia fa chiamare i capi-soscri ttori, li minaccia, grida che sono firme per l'annessione al Piemonte, confisca molte liste... ma pru­dentemente, non va più oltre; e la petizione con migliaia di firme fu trasmessa a Vienna dal nostro Municipio. Pendente l'evasione il nostro basso popolo non mancò di pronunziarsi a modo suo, lordando la iscrizione tedesca del no­stro ginnasio e in altre guise ancora. Ma a Vienna frattanto si recideva la que­stione: un impudente decreto ci dichiara che la ordinanza sovrana non è applicabile a Trieste! Poco dopo si presentò una straordinaria occasione di diffondere lontano e ampiamente la voce di Trieste. Era vicina la secentesima ricorrenza della nascita di Dante, e Firenze, sin dal 1859, ne stabili una so­lenne celebrazione, assunta, dopo le felici annessioni, a festa augurale del­l'Italia unita. II governo austriaco vietò che vi partecipassero gli enti pubblici come le prò vinci e e i comuni, ma non potè impedire le iniziative private che da Trieste, come da organo centrale, si irradiarono, in tutte le città della Ve­nezia Giulia: Monfalcone, Parenzo, Rovigno, Albona, Buie, Umago, Pirano, Pola, Molitoria, Capodistria, Gorizia, Pisino. In Trieste, l'Hortis agì, come al solito, sul Consiglio comunale che, contribuendo alla spesa del busto marmo­reo, concedendo per la festa la propria aula delle sedute, intervenendo in corpore, finì col partecipare in pieno alla dimostrazione patria nel nome di