Rassegna storica del Risorgimento

HORTIS ARRIGO ; HORTIS ATTILIO ; LIBERALI ; TRIESTE
anno <1955>   pagina <286>
immagine non disponibile

286
Attilio Gentile
Dante. Nel 1863 promosse e Tavoli l'istituzione del Ginnasio (Liceo) comunale, al quale per sua opera fu preposto il direttore Onorato Occioni; e naturalmen­te subito vi inscrìsse i figli. Una più ampia azione politica gli fu dato di com­piere nell'anno 1866; nell'attesa della guerra per il Veneto, la polizia si spaurì di lasciare a Trieste alcune persone notoriamente sospette e indiziate di attivo irredentismo e le invitò ad abbandonare la città portando il domicilio in altro paese che non fossero il Regno Lombardo Veneto, il Tirolo meridionale e la Dalmazia. Egli dichiarò di voler recarsi a Vienna con i figli Attilio, per il quale fu tenuta una personale sessione di esame di maturità, e Silvio; ma di là attraverso alla Baviera e alla Svizzera, passarono a Firenze e poi a Ina­lano dove si ritrovarono insieme con altri compagni di bando, il cognato Se­bastiano Picciola, Antonio Madonizza, Niccolò de Rin con la moglie (l'unica donna compresa nel bando) Eloisa, figlia del ben diverso Paride Zaiotti. A Milano abitavano nel noto albergo della Bella Venezia, dove ammalò e morì Antonio Gazzoletti, da loro assistito negli ultimi momenti. Ivi l'Hortis costituì con Raffaele Costantini, Sebastiano Picciola, Domenico Livaditi, Tomaso Luciani, Carlo Combi, Giorgio Baseggio il Comitato triestino istriano, che patrocinò presso il Governo italiano la liberazione di Trieste e dell'Istria e presentò, tra altro, un memoriale al Bismarck che la mala sorte della g icrra rese inutile. Terminata la guerra, la famiglia si riunì a Padova, dove, intorno ad un tavolo del Caffè Pedrocchi, uno dei figli espresse l'angario e la speranza che come in poco più di sette anni alla Lombardia s'era unita la Venezia, dopo altri sette a questa si ricongiungesse anche Trieste e l'Istria; ma il padre sog­giunse: Eh ! no, ce ne vorranno cinquanta. Previsione che per i figli ebbe il commosso valore di una profezia difatti avverata.
Si propose di dar forza alla coscienza nazionale per mezzo delle lettere e degli studi, riprendendo il programma e l'opera di Domenico Rossetti, e si associò a questo scopo l'amicissimo suo Giovanni Benco (18331886) che, in accordo con lui, diede un nuovo impulso alla Società di Minerva perchè ampliasse la sua azione e partecipasse intensamente alla vita artistica e let­teraria della nazione, riprese la pubblicazione dell*A rcheografo triestino (1869), riportò nella vera luce la figura di Domenico Rossetti, ne pubblicò significativi scritti rimasti inediti, e infine fece approvare dal consiglio comunale la pro­posta di erigergli un monumento e per auspicarne il compimento indisse una festiva adunanza all'aperto con immensa partecipazione di popolo (22 marzo 1874).
Nello stesso tempo trovò il modo di far intervenire Trieste alla festa che i Veneti, riuniti alla patria dopo la guerra del 1866, preparavano in Padova nel V Centenario della morte di Francesco Petrarca. Il Comitato della cele­brazione, certo da lui avvertito, domandò al Comune di Trieste per una mo­stra in onore del poeta, i libri più notevoli della Raccolta Petrarchesca della Biblioteca comunale triestina. E poiché il figlio Attilio pubblicò dietro con­siglio e spinta del padre un volume di inediti del Petrarca e il Catalogo delle edizioni appartenenti alla Raccolta triestina, Trieste ebbe un posto premi­nente nelle onoranze rese al grande Poeta. I libri furono portati a Padova da Attilio Hortis, nominato nel frattempo bibliotecario; incaricato di rappresen­tare il Comune, seppe mettere in rilievo il significato della partecipazione.
Anche in Trieste, rimasta esclusa dallo stato unitario, si riflettevano i benefici del regime liberale instaurato dal Cavour, e fiorivano le iniziative eco-