Rassegna storica del Risorgimento
HORTIS ARRIGO ; HORTIS ATTILIO ; LIBERALI ; TRIESTE
anno
<
1955
>
pagina
<
287
>
Arrigo e Attilio Hortis e il liberalismo triestino 287
nomiche. Pasquale Rcvoltella si interessava efficacemente all'apertura del Canale di Suez. Guido Ravasini operava per il predominio italiano in Tunisi, ed altri triestini ancora, mossi dal nuovo spirito di libertà che affranca gli animi verso le azioni generose, cooperavano, secondo le loro forze, al vantaggio della patria. Ne fu scosso anche Pietro Kandler, che con grande intelligenza, ma limitata dai paraocchi austriaci teneva nella vita nazionale triestina il ruolo dell'antagonista di Arrigo Hortis. Eppure ai esaltò anche lui ai frutti della libertà e lasciò, postuma, questa significativa epigrafe:
ITALIA CABURIANA RUMINE DEUM ELEGIA AD CONGREGANDA SPARSA MEMBRA IMMANEM MOISTEM CENISIUM SAPIENTISSIMO MIRO LABORE PER VH MTL PASS PERFORAVI! COMMERCIO POPULORUM A BRUNDUSIO AD MARE GALLICUM PATEFECTT DESICAVIT M DCCC LXX REGE VICTORIO EMANUELE BONO ITALIAE NATO
Arrigo Hortis non volle mai accettare alcun ufficio pubblico né alcuna carica in società particolari; e tuttavia impresse la sua energica personalità sulla vita comunale e cittadina conferendole uno speciale carattere di intransigenza nazionale esercitata entro i limiti e con le forme che offriva la legge; in essa cercò di dar principio e sviluppo alle opere di utilità sociale (come la società per le case operaie) che promosse con l'iniziativa ed anche con i propri mezzi finanziari, troppo generosamente prodigati; tanto che un giorno si trovò sbilanciato e non volle sopravvivere alla rovina morale che l'avrebbe colpito (21 gennaio 1878). Mancò allora la mano salda di chi reggeva il governo della città e proprio in un momento di incertezza e dissidi, ma esso verrà preso a tempo da Felice Venezian (1851-1908), che sarà per venti anni il nuovo capo riconosciuto della vita politica cittadina.
* * *
Arrigo Hortis, soddisfatto ed orgoglioso dello straordinario ingegno del primogenito, lo aveva tenuto sotto un duro, ma non perciò meno amoroso tirocinio, non lo lasciava in ozio e ne forzava l'inclinazione e il compiacimento dello studio, ed ottenne di inscriverlo alla prima classe ginnasiale quando non aveva nemmeno compiati i nove anni. Lo circondò di agi, gli offerse largamente i mezzi per soddisfare alla sua sete di imparare e sapere, e gli stette sempre al fianco guidandone la volontà a mete sempre più alte. Voleva fornirlo di una larga e varia cultura e farne un avvocato per associarlo al suo lavoro e fargli continuare la sua opera. 11 figlio, che, come dimostrò più tardi, era nato piuttosto per le delizie dell'erudizione e le soddisfazioni quasi egoistiche delle ricerche minute nel raccoglimento della propria scrivania, assecondò la volontà paterna, si inscrisse alla facoltà di giurisprudenza, ma frequentò,