Rassegna storica del Risorgimento

HORTIS ARRIGO ; HORTIS ATTILIO ; LIBERALI ; TRIESTE
anno <1955>   pagina <288>
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Attilio Gentile
e forse più assiduamente quella dì lettere e da ultimo trovò il coraggio di resi* stere al progetto del padre che, avendone conosciuto il temperamento, si ras­segnò e lo aiutò a conseguire l'impiego di bibliotecario civico; ufficio il quale per merito suo dinnanzi all'opinione pubblica divenne il titolo più alto e so­lenne di studioso e dotto. Il padre continuò ad assisterlo nei suoi studi e gli forni largamente i mezzi con i quali fu in grado di compiere le sue ricerche direttamente nelle maggiori biblioteche d'Europa e pubblicare i suoi scritti: allora Attilio Hortis si acquistò larga rinomanza con le sue pubblicazioni sul Petrarca e sul Boccaccio e sugli Umanisti in genere, e fu invitato a tenere il discorso inaugurale del monumento al Boccaccio in Certaldo, e certo avrebbe conseguito facilmente una cattedra universitaria se l'avesse voluto. Egli sa­peva bensì parlare in pubblico con risoluta voce e precisa espressione, ma aveva bisogno di preparare con minuziosa cura i suoi discorsi anche brevi, sempre concisi e sintetici, e persino scrivendo una lettera, timoroso che ca­desse in mano a chi era uso a cercare il pelo nell'uovo, non la licenziava, prima di aver risolto i dubbi con la grammatica e il vocabolario alla mano; d'inse­gnare da una cattedra, non se la sentì mai. Quando la morte gli ebbe tolto il sostegno materiale e morale del padre, si rifugiò tra i libri, ottenne distinzioni ed onori, ai quali non diede alcuna pubblicità, non sollecitò né incarichi né nomine, ma queste gli vennero da sé; fu vicepresidente del Senato del Regno, Cavaliere di Gran Croce dei SS. Maurizio e Lazzaro, Accademico effettivo dei Lincei, membro del Consiglio degli Ordini Cavallereschi; per dire solo delle cariche più illustri. Ma fu pronto ad uscire dal suo riserbo quando fu chiamato a parlare per Trieste, a rappresentarla negli avvenimenti gloriosi o dolorosi dell'Italia, a sostenere i diritti italiani degli irredenti, e per loro amore corri­spose all'invito di Felice Venczian di portarsi candidato al parlamento di Vienna; in quello (1902) pronunciò il discorso o monografìa Per l'univer­sità italiana di Trieste che è l'opera di maggiore importanza della seconda parte della sua vita; in essa applicò ad uno scopo pratico quella storia sulla vita intellettuale in Trieste dal secolo XIV al XVLTT, che i concittadini recla­mavano con insistenza quasi importuna ed egli non ebbe la forza di stendere e portare a compimento.
Felice Venczian sentì per lui illimitata stima ed affettuosa simpatia, e lo chiamò a consiglio e ad opera in tutti i momenti più difficili e gravi, e così Attilio Hortis recò anche nella politica, secondo gli ammaestramenti del padre, la recisa intransigenza nazionale, la signorile dignità, l'alta e lapidaria parola, ed acquistò alla causa da lui fedelmente, servita infiniti fautori mediante la naturale e spontanea affabilità che gli fece parlare con ingenua franchezza al Re e modestamente intrattenersi con le più umili persone.
Sono memorabili di Trieste due commoventi e solenni funerali: quello plebiscitario per straordinario concorso di popolo di Felice Venezian nella cui -onoranza Trieste volle affermare di fronte al governo straniero la sua passione italiana; quello di Attilio Hortis, al quale, in Trieste, ormai libera, i cittadini resero il tributo di una personale sconfinata ammirazione e di una simpatia piena di affetto.
ATTILIO GENTILE