Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRAZIA ; CRISTIANESIMO
anno
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1955
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pagina
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295
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Cristianesimo e democrazia in Italia al tramonto, ecc. 295
sforzo degli uomini e delle leggi por contrastare gli equilibri della distribuzione delle ricchezze.; S
Anche sui rapporti tra lo Stato e la Chiesa gli scrittori cattolici democratici non riescono a presentare una dottrina sicura e univoca, ma assumono atteggiamenti incerti e contraddittori, indecisi tra la tradizione regalisi*, alla quale non sfuggono completamente i giansenisti, e la tentazione del clericalismo, alla quale non si sottraggono del tutto gli altri. Solo il Boi geni ha una visione più moderna, ma la sua opera Dei limiti delle due potestà ecclesiastica e secolare uscirà postuma a Firenze nel 1849, non senza che sorgano sospetti sulla sua paternità.
Le diverse concezioni dei giansenisti e degli ortodossi su questo particolare problema dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato si riflettono anche sulla questione della tolleranza religiosa, poiché i primi propendono a riservarla alla competenza dello Stato 2) mentre gli altri, quando l'ammettono, poiché l'idea della tolleranza è ben lontana dall'essere universalmente pacifica, 3) preferiscono fondarla sul rispetto della coscienza e della libera determinazione, come condizione della responsabilità morale e del merito, in una parola sul libero arbitrio.
Tocchiamo cosi (attraverso questo rapido accenno ad un argomento perii quale sarebbe necessario un più lungo discorso) uno dei punti di sostanziale divergenza delle dottrine democratiche dei giansenisti da quelle dei loro avversari. La visione pessimistica dell'uomo e dei suoi rapporti con Dio, che deriva necessariamente dalle posizioni teologiche del giansenismo in ordine alla natura dell'uomo, alla grazia, alla salvezza, mal si concilia con il fondamentale ottimismo democratico, che ha sulle libere possibilità di progresso umano una concezione, che ai giansenisti appare intrisa di pelagianesimo. Già il Tamburini aveva presentii queste contraddizioni, quando, per scagionare il suo partito delle accuse di giacobinismo, scriveva che il giansenista sa bene che nasce in una estrema indigenza, con una libertà indebolita e con la ragione oscurata, ond'egli è costituito in una piena impotenza per l'affare dell'eterna salute, ed in un continuo pericolo di traviare anche nel giudizio degli oggetti di questa vita presente *) e gli Annali genovesi, combattendo la tesi dell'origine della sovranità popolare sostenuta dal Ranza scrivono che: Non solo l'autorità sovrana viene da Dio, ed è da lui comunicata a quei che fanno le sue veci, e sono suoi ministri, ma le stesse elezioni dipendono da lui
!) La disuguaglianza delle fortune, che ninno sforzo degli uomini, né l'anarchia stessa, né le leggi varranno mai a distruggere, gonfierà sempre il cuore di molti ricchi. Sulla bilancia dell'opinione sempre prepondera purtroppo il peso dell'oro, e vi sarà perciò sempre un qualche e non piccolo disquilibrio. Le massime sole di Religione rendendoci umili vi faran rispettare più ì poveri e mettendo in moto la carità trarran di mano dei ricchi larghi soccorsi a quell'indigenza, che poco o essai affliggerà sempre il mondo . Riflessioni politico-morali, op. ciu, p. 157.
2) [V. PALMIERI], La libertà e la logge considerate nella libertà delle opinioni e nello tolleranza de* aulti religiosi, Genova, 1798, p. 237.
8) Si veda, per esempio, le Riflessioni politico-morali, op. cil., p. 191; e il Dialogo fra due cittadini sull'accettata costituzione, Bologna, 1797, p. 71. Del reato la maggioranza degli stessi giansenisti è propensa alla tolleranza dell'opinione religiosa, non già del colto (V. Palmieri, op. cit., p. 71; Annali, op. ciu, n. Ili, 8 luglio 1797, p. 22). Del resto è facile ritorcere polemicamente l'accusa di intolleranza (G. MASCHERATI A., op. cit., p. 135).
*) P. TAMBURINI, Lettere teotogico-polit ìche sulla presente situasione delle cose ecclesiastiche, Pavia, 1794, pp. 98-99.