Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRAZIA ; CRISTIANESIMO
anno
<
1955
>
pagina
<
296
>
296
Vittorio E. Giumella
in maniera che sono sempre quel ch'egli vuole; essendo egli il padrone della volontà degli uomini più di quello che lo siano gli uomini stessi. Egli vuole bensì che le elezioni si facciano dagli uomini liberamente... ma questo non toglie, che non si eleggano sempre quei ch'egli aveva eletti prima o buoni 0-tristi, secondo le mire che ha sul suo popolo, o di misericordia, o di giustizia. !)
Non si potrebbe immaginare una più recisa negazione di quel fiducioso volontarismo, che è alla base della concezione democratica Seco perchè non è difficile trovare su posizioni più aperte proprio la frazione ortodossa dello schieramento cattolico-democratico, che riverbera nelle sue opinioni politiche il risultato delle polemiche sostenute da oltre un secolo contro i giansenisti in difesa della libertà morale e della grazia efficace. Essa trova bensì il suo limite nella non bene identificata composizione delle due fondamentali esigenze di libertà e di autorità, ma fa anche larga parte, nella sua visione del mondo, al libero arbitrio e alla inviolabilità della coscienza e vede i rapporti tra gli uomini e Dio e le possibilità di progresso dell'umanità in una luce più serena.
Rimangono da esaminare brevemente le ragioni che impedirono un'affermazione dei cattolici democratici, poiché il loro compromesso politico-religioso rimase inoperante, non essendo riuscito a vincere l'ostilità popolare contro gli ordinamenti repubblicani e neppure a iniziare un'efficace azione politica, se si escluda, e anche qui con molte riserve, la particolare situazione di Genova. Se da un lato le masse cattoliche li considerarono dei traditori, i patrioti guardarono ad essi con sospetto e diffidenza, accusandoli, in generale, di pericolosa contusione di politica e di religione 2) mentre i radicali, contrari a ogni accordo con i cattolici, sognavano la distruzione del cattolicesimo o, almeno, una riforma religiosa di assai più vaste proporzioni di quella che propugnavano gli stessi giansenisti, poiché avrebbe dovuto trasformare il cattolicesimo in una religione naturale, non più fondata sulla Rivelazione, ispirata al Vangelo solo come a un codice di vita morale. Le vicende romane del 179899, che portarono all'esilio e alla prigionia di Fio VI e scossero molte coscienze, i brevi contro il giuramento civico e la sconfessione che ne seguì (anche se non si addivenne a una condanna) degli sforzi conciliativi del Boi-geni portarono a un inasprimento della lotta religiosa, la quale fu fatale al cattolicesimo democratico. La trasformazione politica seguita in Francia dopo il 18 brumaio, seppellendo le istituzioni repubblicane, e più ancora il Concordato con Pio Vii, determinando un nuovo orientamento dei rapporti con la Chiesa, ne segnarono il definitivo tramonto.
Abbiamo detto che il cattolicesimo democratico si ispirò a ideali sempre presenti nell'esperienza cristiana, sviluppandoli e cercando di tradurli in principi politici. Il valore del suo tentativo sta appunto nelTaverne ricercato la validità come principi ispiratori di una politica, ponendoli a confronto con le nuove ideologie sortite dalla Rivoluzione.
VrrroHio E. GIUNTELI.
1) Annali, op. cil., . XIX, 11 novembre 1797. -) Monitore di Roma-, n. IX, 21 marzo 1798, p. 70.