Rassegna storica del Risorgimento

EUROPA ; MAZZINI GIUSEPPE ; MODENA GUSTAVO
anno <1955>   pagina <299>
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Il concetto mazziniano di unità europea, ecc. 299
riportalo dei brani sui giornali toscani del *48 ma nessuno sa dire quali. Crede­vano fosse uno scritto di Mazzini. Cuneo era amico a Gustavo che lo amava assai. Cosi spero vorrà aiutarmi nelle ricerche.
Su questa traccia ho potuto rilevare che neppure nelle carte Cironi della Biblioteca Nazionale fiorentina esiste l'opuscolo; però mi fu dato sapere che una copia dell'opuscolo era posseduta dalla Biblioteca Nazionale di Parigi
ed era intonsa 1 ed altra, probabilmente quella che servi ai compila­tori dell'Opera omnia di Mazzini per la redazione della nota dianzi citata, è in una Biblioteca storica di Roma.
L'opuscolo di 24 pagine numerate, reca per titolo: Epistola di Landò
ai Giovani Italiani. Libertà Uguaglianza, Umanità. E composto di undici capitoletti, tutti (meno il quinto) sormontati da un apotemma, citazioni per lo più dal Vangelo; ogni capitoletto si snoda in periodi numerati, alla moda dei testi biblici.
Il contenuto è una spiegazione, e ad un tempo una amplificazione dei due documenti fondamentali della Giovine Europa enunciati in principio di questa comunicazione; testo che volutamente ha un suo fare biblico, solenne, che oggi può apparire enfatico. Michele Landò è il nome assunto da Gustavo Modena nella Giovine Italia, ed il suo scritto, datato Dal Weissenstein [la montagna del Giura in prossimità di Soletta ove dimoravano i profughi maz­ziniani], il terzo di della Era Umanitaria, nell'anno di Cristo 1834 contiene le tavole della nuova legge, promulgate dal nuovo monte Sinai.
Qui non si dà integralmente lo scritto, ma si intende soltanto indi­carne i punti salienti.
Inizia l'Epistola, va da sé, come quelle degli Apostoli del cristianesimo: Michele Landò ai fratelli suoi nella Giovine Italia salute, e amore!. Poi (ometto vari periodi del cap. I):
12. Scrivo sull'Alpi, cacciato di monte in monte come fiera; una pietra è il mio sedile: sotto i miei piedi si fanno le nubi e si rompono; e vorrei che il mio dire fosse per voi baleno e tuono.
E (cap. II):
1. Ecco, io vi dico: sono diciotto secoli che il volere di Dio fu manifesto all'uomo per la parola dell'amore.
2. Per la parola di Cristo, la quale suona fratellanza.
3. Ma l'uomo allora era fiacco perchè stava da sé, e solo in sé. Uma­nità la quale è concordia di famiglie umane associate ad uno intento, non v'era.
I nemici dunque della parola di Cristo furono molti.
Dice della fratellanza predicata da Cristo e delle inimicizie effettive, sulle quali i tiranni innalzarono i loro troni: dal più lontano tempo, viene a anello suo, e si rivolge ai giovani (III):
8. Cancellate, o fratelli, finché n'è tempo, le tre parole ree che sono il tripode dei Re. Dico: obbedienza, pazienza, Io, e segnatevi queste: uguaglianza, libertà, umanità.
9. Umanità è fratellanza di tutti gli uomini, è il pieno concetto della ca­rità raccomandata dal Cristo.
10. E nella fede che l'uguaglianza è buona, e che ha da venire per opera vostra libera, sta la fede nel verbo del Cristo.