Rassegna storica del Risorgimento
BELFIORE ; LETTERATURA ; CALVI PIER FORTUNATO ; SPERI TITO
anno
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1955
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322
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322
Enrico Liburdi
nel sonante verso del Poeta che mai, prima d'allora aveva vibrato tanto maschio e vario nelle altre sue liriche patriottiche.
E si capisce. Il Meroantini conosceva benissimo le possibilità della sua Musa più idonea al canto dei teneri affetti familiari che allo scredilo della tromba guerriera, perchè non ne approfittasse, con avveduto accorgimento, per toccare dell'amore grandissimo che lo Speri nutriva per la madre e per la tenera fidanzata che ognora trepidava pel promesso or combattente, ora esule, or rientrato di soppiatto in patria e quivi congiurante, fino a che la povera Nadina gli spira quasi frale braccia tormentata dalla infausta visione del triste destino del suo Tito.
La dolce rimembranza di questi affetti gentili e dell'orgogliosa certezza di aver pienamente adempiuto il suo dovere di combattente e di leale pa-triotta senza aver danneggiato alcun fratello di congiura e di fede, danno al Martire quella serena tranquillità nell'ora dell'estremo trapasso che resterà leggendaria nella storia e nient'affatto seconda all'intrepida fierezza dei suoi compagni di gloria e di supplizio il Conte Carlo Montanari di Verona e Don Bartolomeo Grazioli parroco degnissimo di Revere.
Bisognerebbe qui citare troppi passi del poemetto per mostrare la varietà degli episodi e la non ordinaria bellezza e sonorità del verso, ma a che prò ? Importante invece è che l'Autore abbia, allora, raggiunto lo scopo che si riprometteva dal suo poetico componimento da lui voluto dedicare Alla Gioventù Italiana con lettera proemiale del 20 novembre 1853, cui aveva voluto apporre a significativa epigrafe, i noti versi del Leopardi:
Dammi, o ciel, che sia foco agl'italici petti il sangue mio.
Non c'è qui tutto un programma di poesia e di battaglia al quale il Mercantini scrupolosamente s'attenne in ogni suo poetico lavoro?
Né gli fallì allora neppure lo scopo se il valoroso Giuseppe Cesare Abba, ricorda ch'egli, giovanetto, insieme ai condiscepoli del Collegio di Carcare, in più lezioni, aveva sentita l'infiammata lettura della bellicosa poesia mercan-tiniana dalla bocca stessa d'uno scolopio loro maestro, il padre Attanasio Canata animo non chiuso, evidentemente, a sentimenti di patria indipendenza e grandezza, se ben quarantadue dei giovani alunni avuti a discepoli fra il 1849 ed il 1854 accorsero volontari nelle schiere garibaldine a confermare coi fatti e col sangue la promessa fatta, con le lagrime agli occhi, di vendicare le vittime della mala signoria straniera.
Inoltre il poemetto non era dispiaciuto allo stesso abate Rosmini che vi aveva trovato i vestigi e gli spiriti del poeta italiano;*) però, non prima del giugno del 1859, potè pervenire fra le mani ed essere letto dalla madre del martire Angela Speri conosciuta personalmente dal Mercantini appena avvenuta la liberazione della Lombardia.
Il 13 luglio 1859 Ella ne ringrazia l'autore con una commovente lettera
inviandogli inoltre in dono una porzione del fazzoletto che l'Eroe si era tolto
1) P. VANKUCCI, Dal Mercantini al Rosmini attraverso il Prati, in Rassegna storica dei Risorgimento, nono XXII, f. I (gennaio 1935).