Rassegna storica del Risorgimento
BELFIORE ; LETTERATURA ; CALVI PIER FORTUNATO ; SPERI TITO
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1955
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324
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Enrico Liburdi
La cortezza di questa fede die forza di perseverare a Mazzini nella gigantesca lotta e rese non penosa l'ultima ora dei Martiri descritta in versi di lapidaria bellezza dal Poeta toscano e con accenti tali da non lasciare insensibile ogni cuore generoso ed anima ben nata:
Primo al capestro il non domabil collo
e l'impassibil maestà patrizia
die il conte Carlo Montanari, morto
con gli occhi fìssi ne la visione
dell'avvenire. Penzolò secondo,
stringendosi sul cuore il Crocefisso
che a sua vita evangelica fu duce,
l'intrepido in sua calma e in sua dolcezza
pastor di Revere. Ultimo, nel fiore
de' suoi bei ventisette anni, vestito
come chi a nozze va, meravigliando
di sua letizia esecutori e astanti,
salì la forca Tito Speri. I gioghi
di Monte Baldo e le pianure e l'acque
della dolente Patria, sopita
nel velo delle nebbie mattutine,
anche una volta ei salutò d'un riso
d'ineffabile addio. Poggiò sicuro
la bruna testa al palo; e, fra mille occhi
che intorno gli piangevano in silenzio,
fissò con gli occhi scintillanti il cielo.
* * *
Anche l'epica impresa del cavalleresco capitano veneto Pier Fortunato Calvi (la cui vita si concluse nei pressi della fosca valletta di Belfiore il 4 luglio 1855) grandemente commosse il popolo che l'aveva avuto ad intrepido condottiero nel '48 e nel '49 contro il secolare nemico della Serenissima. Ben presto trovò anch'egli un buon cantore in un poeta del suo tempo e quasi, della sua stessa terra, vent'anni prima che il Carducci ne tramandasse memoria ai più lontani posteri nella superba e notissima ode dedicata al Cadore.
Il Cadore ossia II Genio delle Alpi è il titolo d'un bel carme in versi sciolti pubblicato in Oderzo nel 1869 da Giambattista Da Riu Fioretto, ma da lui certamente scritto qualche anno prima, forse, nell'entusiasmo dei primi mesi della liberazione del Veneto. *?
Non saprei se l'autore di quella bella poesia, fosse in qualche prossima relazione di parentela con quel nobile don Francesco Da Rin parroco a S. Vito di Cadore assai noto per acceso patriottismo: lo suppongo, anzi vorrei sperarlo, tanto uniformi mi paiono i sentimenti patriottici espressi in questi versi e confermati dalle azioni di quel venerando sacerdote.
Nei 1848, il parroco eadorino, dopo aver benedetto con pompa magna e fra indescrivibile entusiasmo il vessillo tricolore dei rivoltosi inneggiando
l) Oderzo, Stabilimento Tipografico di G .B. Bianchi* pp. 30.