Rassegna storica del Risorgimento
BELFIORE ; LETTERATURA ; CALVI PIER FORTUNATO ; SPERI TITO
anno
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1955
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pagina
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325
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Belfiore nella lirica patriottica del tempo, ecc. 325
al trionfo delle patrie armi, aveva concluso quella patria cerimonia ed il suo discorso col dire: Dobbiamo resistere, ostinatamente e con ogni sforzo, ed ognuno deve in cuor suo qui giurare di uccidere almeno sette tedeschi ed io pure, da parte mia, ne ucciderò almeno sette. *)
Né il trascorrere degli anni, né le immancabili delusioni della politica e della vita, ebbero la virtù di modificare il carattere e i sentimenti di quell'ottimo sacerdote tagliato, evidentemente, sulla stoffa dei Grioli, dei Tazzoli, dei Grazioli, se, vecchissimo e moribondo (nel settembre del 1866), appreso ch'ebbe che, finalmente, il sogno della sua vita rcalizzavasi con l'unione del Cadore e del Veneto al Regno d'Italia, s'apprestò felice e tranquillo all'estremo trapasso alzando gli occhi al cielo ed allargando le braccia e poscia mormorando queste memorande parole: Sia ringraziato il Cielo! I tedeschi torneranno ancora quando sarà cambiato il Mistero della SS. Trinità ! *)
In verità i tedeschi tornarono assai prima in Cadore, ma (odiatissimi come sempre) il loro ritorno, non fu, per nostra fortuna, che fugacissima comparsa.
Anche il carme del Da Rin Fioretto, adunque, al pari di quello del Carducci, è diviso in tre parti o canti. In entrambe le poesie, nella prima loro parte, troviamo una vaga pittura introduttiva della bellezza naturale della rupestre regione cadorina dominata dalle massiccie moli del l'elmo e dell'Antelao
eccelse Alpi Sorelle, dell'offesa Enotria Ubertade ultimo schermo !
Qui vissero negli antichi tempi le libere popolazioni del Cadore, eroiche nella difesa della avita libertà. Quando il destino volle che l'esiguo numero degli alpigiani venisse sopraffatto dalla potenza di Roma o degli stranieri, molto prima che i cadorini liberamente si donassero a S. Marco, il fiero popolo delle dolomiti, serbò inviolate e sacre le avite leggi e il patrio culto:
onde le sue vergogne, il vincitore non consolaro e servitù fu scola a nova libertade.
L'amorevole e paterna signoria di Venezia, dal 1420 in poi, è qui can-tata dal Poeta nella seconda parte del carme insieme all'orgoglio d'aver dato i natali ai due famosi Vecelli e agli altri Grandi che furono, sono e saranno vanto imperituro della fedelissima Magnifica Comunità Cadorina.
Anche qui (come nel carme del Carducci), con splendido squarcio Urico e calda protesta di italianità, si esaltarono dal Da Rin Fioretto l'arte mirabile del Tiziano e le leggendarie imprese dei montanari cadorini contro l'invasione imperiale dei primi del '500 allorquando, la fino allora invitta Venezia, pareva destinata a soccombere Botto l'impeto della Lega di Cambrai.
Di quelle generose imprese, e della più recente del 1848 organizzata e diretta dal Calvi, canta con più disteso ed alto verso, nella terza parte del suo carme il nostro modesto Poeta veneto, che, nel descrivere con pernia
1) G. DA DAMOS, Gli ultimi anni di dominaste/in austriaca in Cadore a le banda annate veneie nel 1866, Como, Gagliardi, 191], p. 49.
2) G. DA DAMOS cp. cfc, p. SO:.