Rassegna storica del Risorgimento

BELFIORE ; LETTERATURA ; CALVI PIER FORTUNATO ; SPERI TITO
anno <1955>   pagina <326>
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Enrico Liburdi
vivace e bella pittura le lotte dei tempi dell'Alviano pensava certo ed inten­deva far rivivere le più vicine gesta dei cadérmi della sua generazione, pu­gnanti per la patria libertà su quella stessa terra che, tre secoli e mezzo prima era stata teatro delle generose imprese dei loro antichi padri. Infatti, ai dì nostri, come allora
alla tenzon novella
scesero gloriando gli animosi
figli dell'Alpi ed era loro duce
un forte d'altro suolo a cui nel petto
nativo istinto e d'aspra tirannia
lungo sofferta esperienza amara
fiero versava generoso ardore.
Dica la Chiusa e Tovanclla dica,
e Bindemera e tutto narri intorno
Cador di quelli eroi l'altero core
e la magnanima ira. 0 generosi,
e qual s'accese smisurato amore
onde ignorati inermi e soli il crudo,
per l'irte rocce, venti giorni e venti,
guerreggiaste tiranno cui piegato
aveva già le vergognose fronti,
dopo vana tenzon, le mal divise
italiche sorelle? Voi l'erme
balze seguian volonterosi e baldi
i canuti vegliardi, i giovanetti;
e voi le spose, a cui nel viril petto
feroce ardea furor santo di pugne.
E conscio era ciascun della suprema
necessità; ma brandi l'arme ognuno
e ai varchi ispidi accorse. Se infelici
opprime alme il tiranno, sappia almeno
che non devote o imbelli anime opprime.
Questo il popolo bellicoso che aveva affidato le sue sorti al prode capitano di Noale: un forte d'altro suolo, ma ben degno d'esser loro condottiero, come mostrò allorché fedele interprete dei sentimenti degli alpigiani non volle riconoscere la capitolazione di Udine e, agitando il fazzoletto rosso segnacolo di guerra insieme allo squarciato avviso della resa udinese, non diede altra risposta al messo straniero che quel: Sentite ?
Le campane del popolo d'Italia sono: a la morte vostra o a la nostra suonano.
L'epica protesta ferma, nel mirabile bronzo di Urbano Nono,L) trova, nel verso risonante ed alato del Carducci, quella sublime esaltazione che
1) Offerto generosamente in dono dall'insigne scultore ed inaugurato a Pieve di Ca­dore il 4 luglio 1909 con discorso di Antonio Fradeletto, venne distrutto dopo l'invasione di Capoxetto. Rifatto fu ricollocato nel medesimo luogo dopo la gloria di Vittoiio Veneto. Ora, il gigantesco bronzo, domina, come prima, le valli del Piave e del Boitc.