Rassegna storica del Risorgimento

BELFIORE ; LETTERATURA ; CALVI PIER FORTUNATO ; SPERI TITO
anno <1955>   pagina <327>
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Belfiore nella lirica patriottica del tempo, ecc. 327
trasforma la storia in leggenda senza travisarne la realtà: miracolo che solo ai veri poeti è dato poter compiere.
Anche nel carme del Carducci ai ha la pittoresca e forte rievocazione delle guerre vigorosamente sostenute dagli alpigiani per la Serenissima e per la risorta Repubblica di S. Marco, ma qui abbiamo pur anche ima più viva e schietta esaltazione del sentimento patrio delle maschie popolazioni cadorine non disgiunta da feroci invettive contro i rinnegatoli della Patria comune. C'è infine, nel mirabile carme carducciano, tratteggiato con scal­pello direi quasi michelangiolesco, l'epica figura del capitano Calvi che, alla testa degli esigui manipoli dei montanari, sfida la strapotenza straniera, con quello stesso animo intrepido col quale (sette anni dopo) guarderà l'au­striaca forca
sereno ed impassibile grato all'ostai giudicio che milite il mandi a la sacra leglon degli spiriti.
Di fronte a tali magnanimi esempi, con ragione il Poeta della terza Ita­lia può giustamente esclamare:
Non mai più nobil alma, non mai sprigionando lanciasti
a l'avvenir d'Italia, Belfiore, oscura fossa d'austriache forche, fulgente
Belfiore, ara di martiri.
In tal guisa è cantato il sacrificio dell'ultimo dei Martiri di Belfiore,
Ine la sua morte si scompagna dall'esaltazione della sua gesta migliore, che il Poeta, cantando lui, non dimentica il sacrificio degli altri dieci compagni di congiura che a Belfiore, o nella prossimità della triste valletta mantovana, nel breve volgere di un lustro avevano trovato atroce morte tributo d'affetto che né pud né deve essere dimenticato.
Lo stesso era avvenuto per lo Speri, e così s'era fatto negli altri canti celebrativi dei Martiri, poesie certo meno note di queste da me ricordate ma non per questo degne di oblìo.
Basterà ch'io accenni alla preziosa collana di sonetti in vernacolo bre­sciano scritta da quello squisito poeta dialettale che fu Angelo Canossi il quale ha saputo degnamente far rivivere, nel forte dialetto natio, le dolorose vicende delle storiche Dieci Giornate della sua città insieme alla maschia figura dello Speri, così come non è d'uopo ch'io richiami alla vostra memoria, o mantovani, i bei sonetti di Ferruccio Ferretti, più volte pubblicati: compo­sizioni pregevoli queste a cui oggi gode l'animo poter aggiungere l'ampio lavoro vernacolo dell'aw. Emilio Guicciardi, assai noto per altre egregie produzioni dialettali. Mi pare, quindi, ragionevole concludere che anche attraverso la lirica, sì italiana che vernacola, il sacrificio dei Martiri di Bel-fiore (e specialmente quello di alcuni protagonisti della congiura) ebbe quel­l'adeguata esaltazione poetica che in questa rievocazione centenaria del loro sacrificio non era del tutto fuori di luogo brevemente ricordare.
ENRICO LIBURDI