Rassegna storica del Risorgimento

1847 ; CONSULTA DI STATO ; STATO PONTIFICIO
anno <1955>   pagina <329>
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// parlamentino liberale, ecc. 329
dia Civica; la benedizione di Pio IX; l'istituzione del Consiglio dei Ministri; la bomba mazziniana di convocare una costituente nazionale; l'analoga Con­sulta di Stato nel Granducato toscano.
La Gentile fa perno sul dissidio fra la sezione finanziaria (che essa ha visto nell'Archivio di Stato) e il Monchini che cercava di portare a riva il bi­lancio: ed è da riconoscere, ripeto, che la chiarezza e l'onestà del bilancio è la prima rivelazione di un ordine liberale. Ma non era la sola. Com'è noto, l'attività scientifica e i congressi relativi formavano da tempo un'intelaiatura di aspirazioni alla libertà e alla nazionalità italiana che supera senza dub­bio l'affermarsi dello stesso pensiero politico.*)
Ma chi doveva dare una compiuta illustrazione della Consulta, fu il Ghi-salberti traendola dal prezioso fondo delle carte di mons. Francesco Pen­toli conservate nell'Archivio del Museo centrale del Risorgimento. La mia fatica si limita dunque a poche osservazioni complementari e ad un rapido esame delle carte parallele dell'Archivio di Stato di Roma.
Il Ventrone s) nel suo tentativo d'illustrare l'organizzazione dello Stato Pontifìcio dal 1814 al 1870, chiama Consiglio di Stato la Consulta di Stato, non tenendo conto dell'esatta posizione data all'istituto dallo studio prece­dente del Ghisalberti.
Ora è proprio la Consulta di Stato a dare un timbro di liberassimo all'at­tività amministrativa di cui volle essere espressione. Il Consiglio di Stato aveva già cittadinanza tra gli organi liberali della pubblica amministra-zio ne: trovarla invece in organi, almeno nel nome, diversi, assicura che il principio era ormai entrato nel diritto e nel costume. Il fenomeno era stato già notato dallo Schupfer nell'articolo dedicato allo Stato Pontificio nel Trat tato di V. E. Orlando (Voi. I, Milano 1897). Ma che nello Stato della Chiesa un'impronta democratica prendesse da secoli tutti i suoi istituti, è fenomeno che io stesso ho cercato e cerco di mettere in rilievo nella mia direzione del­l'Archivio di Stato di Roma.
In sintesi si può dire che il Consiglio di Stato non aveva carattere poli­tico. La Consulta era invece più politica che amministrativa, pur portando nome tradizionale e glorioso nell'Amministrazione pontificia, perchè era una delle XV congregazioni fondate da Sisto V, con molte e note attribuzioni. Men nota è l'ingerenza della Consulta nella nomina dei capi delle provincie e dei governi locali che ne dipendevano, poi, più o meno direttamente per l'esercizio della giustizia, i quali erano divisi in quattro classi a seconda del­l'importanza delle sedi (cardinali legati delle Romagne a parte). La prima era la prelatizia. La seconda era prelatizia di cappa corta; entrambe nominate con breve pontificio, e con la stessa formula. La terza aveva la stessa veste giuridica delle precedenti, ma era nominata con semplici lettere patenti della Consulta con la quale corrispondeva direttamente. I governatori della quarta
ì) AG permetto di rinviale, per brevità, al cenno già datone: ARMANDO LODOUNI, Il 1848. Gli scienziati e i tecnici romani per VItalia, in L'Urbe, Roma, giugno 1948, a. XI, n. 6.
2) A. M, Gius ALBERTI, Nuove ricerche sugli inizi del pontificato di Pio IX e sulla Con' tutta di Situo, in Rassegna storica del Risorgimento; 1938, IV; 1939, IX; XI; XII. Vedi anche D. DEMARCO, Pio IX e la Rivoluzione romana del 1848, Modena 1947.
3) ALFONSO VBNTBONB, V amministrazione dello Stato Pontificio dal 1814 al 1870* Monografìa dell'Istituto di Diritto, pubblico della Facoltà di giurisprudenea deU'Univeraita di Roma, Roma, Ediz. Universitarie 1942.