Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE ;"SCUOLA SOCIALE ITALIANA"
anno
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1955
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pagina
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338
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338
Elio Lodolini
Abbiamo detto politica. Ed è questa, infatti, forse la più marcata originalità del pensiero mazziniano, troppo spesso posta in secondo piano o non compresa da quanti si sono soffermati solo sull'uno o sull'altro aspetto di esso. Originalità che consiste in una concezione unitaria, per cui Mazzini afferma l'indissolubilità del problema politico da quello sociale e viceversa. *)
La lotta del mazzinianesimo è quindi sia contro i partiti di tendenze nazionali, sì, ma solo nazionali, che consideravano cioè estranei alla Nazione ed alla lotta per la nazionalità italiana i lavoratori come tali, sia contro i seguaci di Marx e di Bakunin sostenitori, fra l'altro, di teorie contrarie alle
1) Per noi scrive Mazzini non esiste rivoluzione che sia puramente politica... e neppure può esservi una rivoluzione puramente sociale (cfr. il sintetico commento di EDUARDO EROSIMI, /principi di proprietà, di libertà e di ossoci-azione nell'organizzazione mazziniana del lavoro, ne II Patto Nazionale, a. IV, n. 4, Roma, 19 aprile 1925).
L'esigenza di sintesi, tipicamente italiana, del pensiero mazziniano, non è stata compresa neppure da qualche scrittore modernissimo, che pur poteva giovarsi di larga mésse di studi precedenti.
Qualcuno è giunto a scrivere che in Mazzini c'è un profondo contrasto (aie /) fra i principi dell'autorità e della libertà, deli-individuo e dell'universale, della spontaneità sociale e dell'iniziativa nazionale, della libertà di coscienza e dell'educazione nazionale (LAMBERTO BORGHI, Educazione e autorità nell'Italia moderna, Firenze, La Nuova Italia ed., 1951, p. 84): contrasto che Mazzini sarebbe stato incapace di sanare (ibidem). Più oltre, lo stesso Autore parla di esigenza di sintesi di libertà e autorità in Mazzini (op. cit., p. 87), come se autorità e libertà fossero termini contrastanti o inconciliabili per definizione. Ma per Mazzini non ha senso la Nazione non sociale, od un moto sociale non nazionale : ed è proprio qui il nocciolo della dottrina della Scuola sociale italiana.
Tutt'altro che contrasto dunque ! Ma ci spieghiamo le affermazioni del Borghi quando egli dichiara ohe nonostante l'altezza dei suoi principi, Ma."*'1" non può essere collocato fuori della tradizione autoritaria del pensiero italiano e che egli ha dato la mano al costituirsi dell'ideologia del nazionalismo (pp. cit., p, 78), esprimendosi come se tutto ciò costituisse una colpa da parte di Mazzini.
Si tratta dunque, ancora una volta, di un modo di concepire la storia a tesi, con i personaggi divisi in buoni e a cattivi, a seconda che essi cento o mille anni fa la pensassero ó-meno come chi oggi scrive di loro; od a seconda soprattutto che possano o meno inquadrarsi in preconcetti schemi ideologici di parte propri dell'autore. Si tratta, cioè, di una concezione antistorica della storia, per la quale il fatto che Mazzini sia stato nazionalista ed autoritario (qualora avessero un significato termini del genere, riferiti sic et simpliciter a Mazzini od a qualunque altro protagonista del Risorgimento, e non inquadrati nell'epoca, nel clima storico, ecc.) fa si che lo ai debba senz'altro includere fra i reprobi.
Ma, per quanto riguarda, in particolare, il principio di autorità, va rilevato che neppure i mazziniani degli inizi del Novecento ammettevano che si potesse disconoscerlo. Come Mazzini, essi erano proprio per la sintesi di libertà e autorità.
In polemica con gli anarchici che coerentemente con le proprie idee ne propugnavano l'abolizione, uno scritto dell'organo ufficiale del Partito mazziniano (IGNOTOS, Il cosi-detto principio di autorità, nella Terza Italia del 24 luglio 1910, a. XE, n. 200) sostiene che non è possibile sopprimere H principio di autorità; esso va solo contemperato con quello di libertà: In avvenire l'autorità sarà rispettata, infrenata, nei soli limiti nei quali le condizioni della convivenza la renderanno giusta quanto inevitabile..., eco. .
E del resto, Legge e forza era un motto di Mozzini (forse meno noto di Libertà e associazione o di Dio e popolo: ma era scritto sulle bandiere della Repubblica Romana del 1849). Per chi volesse esaminare più a fondo di quale democrazia fosse propugnatore Mazzini, segnaliamo i suoi Pensieri sulla democrazia in Europa in cui è detto ben chiaro che la democrazia non è libertà di tutti, ma governo consentito liberamente da tutti, operante per lutti; e ciò perchè il mondo ha sete ia oggi, checche per altri si dica, à*autoritào (G. MAZZINI,. Scritti, ed. naz., voi. XXXIV, p. 116).