Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE ;"SCUOLA SOCIALE ITALIANA"
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1955
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La Scuola sociale italiana
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mazzinianel) anche nel campo strettamente socialeche volevano scindere la questione delle rivendicazioni del proletariato dal problema della Nazione. 2)
Perciò Mazzini afferma che ogni rivoluzione operata da una sola classe o a prò di una sola classe (la borghesia, nel caso della Rivoluzione Francese) è destinata a morire, perchè ogni rivoluzione che non è sociale perisce. La Rivoluzione Italiana, perciò, secondo Mazzini, dovrà avere un alto contenuto sociale.
La Rivoluzione Francese ha chiuso un'epoca, quella dell'individuo; la Rivoluzione Italiana ne aprirà una nuova, quella dell'associazione. 3)
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Da questa concezione unitaria della vita che è non solo politica e sociale, ma anche economica, morale, religiosa, filosofica nasce l'azione pratica della Scuola sociale italiana.
Scuola che, per altri vent'anni dopo la morte di Mazzini cioè fin quasi alla fine dell'Ottocento , concretò la sua azione, in gran parte, nelle Società operaie aderenti al Patto di Fratellanza ed ebbe il suo fulcro nel Comune artigiano di Firenze della Fratellanza artigiana d'Italia. 4)
Nella presente comunicazione, che vuol essere appena una impostazione per ulteriori studi, non è possibile dare più, che un cenno sommario sulla Scuola. 5)
Va comunque rilevato che la Scuola sociale italiana non si fermava a Mazzini, perchè risaliva indietro, nella ricerca delle proprie origini, addirit-
1) Notissima è l'accanita lotta combattuta tra niazzinianesùno e marxismo. Per quanto riguarda il conflitto nel campo del movimento operaio, quantunque invecchiato, ai può ancora utilmente consultare il volume del Rosselli (NELLO ROSSELLI, Mazzini e Baltounine, Dodici anni di movimento operaio in Italia (18601872), Torino, Bocca, 1927).
2) Il Patto di Fratellanza del 1871 il massimo documento della Scuola sociale italiana - afferma la necessità di promuovere insieme, con il miglioramento ed il programma del progresso della classe lavoratrice anche la grandezza e la prosperità della Patria .
3) Influiva su questa convinzione di Mazzini, anche la certezza che l'iniziativa della Rivoluzione sarebbe stata italiana, avendo la Francia chiuso il suo ciclo: Una Nazione che ha dato l'ultima parola d'un'epoca egli scrive non ha mai proferito la prima dell'altra; la Francia, che ha incarnato in sé, nel finire del secolo scorso, le conquiste dell'Epoca dell'Individuo, non è probabilmente chiamata a iniziare l'Epoca dell' Associazione.
4) Sul Comune artigiano, cr. LUIGI MINUTI, Il Comune artigiano di Firenze della Fra-tellanza Artigiana d'Italia, Firenze, Tip. Cooperativa, 1911, pubblicato in occasione del suo cinquantenario (18611911). Il volume è ricchissimo di notizie sull'azione dei mazziniani nel campo operaio durante il mezzo secolo.
5) Non possiamo fare tuttavia a meno di segnalare, fra i quesiti discussi al XII Congresso delle Società operaie (Roma, novembre 1871 : è il Congresso che approvò il Patto di Fratellanza) il seguente: Gli operai delle grandi manifatture hanno diritto, oltre al salario giornaliero, o anticipo del prezzo dell'opera che loro spetta, di partecipare agli utili risultanti dall'associazione del capitale, dell'opera e della direzione?.
Qui due punti meritano di essere sottolineati, come forieri di grandi sviluppi nel nostro
secolo:
1) la compartecipazione degli operai agli utili dell'impresa;
2) l'identificazione, tra i fattori della produzione, oltre ai due classici del capitale e del lavoro, di un terzo elemento: la tecnica. Si pensi al movimento di idee e di polemiche suscitato pochi anni or sono dal volarne del Buraham (The managerial revolution) e non si potrà non stupire di una cosi precisa intuizione di settanta anni prima.
Per quanto riguarda il primo punto, la compartecipazione agli utili dell'impresa è argomento di troppo note ed attualissime polemiche, perchè occorra ancora insistere sull'importanza di un'affermazione simile avanzata nel 1871.