Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE ;"SCUOLA SOCIALE ITALIANA"
anno <1955>   pagina <343>
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La Scuola sociale italiana
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Finito il Patto di Fratellanza, il programma della Scuola sociale italiana venne ripreso da una moltitudine di associazioni, di enti, di circoli1) magiginiani-Più noto ed autorevole di tutti fu l'Unione Mazziniana di Firenze (1895).
Si tentò, anzi, di costituire una nuova organizzazione sindacale, la Fra­tellanza operaia d'Italia (1897), si giunse a tenerne il primo congresso regionale toscano; ma le repressioni del 1898 ne troncarono l'esistenza: la Fratellanza operaia d'Italia fu tra le organizzazioni che vennero sciolte. Per­sino il vecchio e glorioso Comune Artigiano di Firenze subì il contraccolpo delle repressioni, con l'arresto di vari soci, l'apposizione dei sigilli alla sede del Consolato, ecc.
Ma quello che riprese con maggior vigore il programma della Scuola so­ciale italiana su un piano più strettamente politico, fu, all'alba del sec. XX, il Partito Mazziniano Italiano, costituitosi poco dopo il Partito Repubblicano Italiano, allo scopo di mantenere fede agli ideali politici, economici, sociali, religiosi, filosofici, strettamente mazziniani, di fronte al generico repubblica­nesimo del P.R.I.2)
H. P.M.I., rimase sempre una piccola organizzazione politica di punta, una élite, ma dalle idee chiare, precise ed assolutamente ortodosse con il maz-zinianesimo del secolo XIX.
Anche nel campo della politica interna e sociale, il Partito Mazzi­niano Italiano ed il Partito Repubblicano Italiano non tardarono a scontrarsi sul terreno delle ideologie, così come furono tenaci avversari tra loro per quanto riguarda la politica estera e l'irredentismo. 3)
H programma del P.M.I. era ancora quello della Scuola sociale italiana, come tenne più volte a mettere in rilievo La Terza Italia, organo ufficiale del Partito, pubblicatosi dal 1900 in Roma.
La Repubblica, per i mazziniani era solo un mezzo, non vai fine;*) e non si trattava di una forma qualsiasi di repubblica ed in questo era una delle
r) II 1 maggio 1891, mentre le teorie socialiste stavano rapidamente prevalendo, il Cir­colo operaio Michele di Landò di Firenze riaffermava in un manifesto di 17 punti i con­cetti, che formano la base delle dottrine che la Scuola Sociale Italiana da oltre mezzo secolo, interprete migliore Giuseppe Mazzini, va diffondendo fra le classi artigiane (= operaie).
II testo del manifesto, pubblicato dal periodico La Fratellanza artigiana di Firenze, a. 1891, n. 101, pp. 697-698, è riprodotto anche nel Comune artigiano, cit., del Minuti, pp. 381384. Si noti come anche i più modesti seguaci di questo indirizzo tenessero a qualificarsi, più che come mazziniani, quali aderenti alla Scuola Sociale Italiana (in tutte maiuscole).
2) JJ Partito Repubblicano raccoglieva un coacervo di tendenze, non certo tutte mazzi­niane: Nel P.R.I. scriveva Francesco Mormina Penna (Perche c'intitoliamo mazziniani, ne La Tersa Italia, del 9 dicembre 1906, a. VI, n. 109) ci sono in politica i repubblicani uni. tarìi e i federalisti; in economia i repubblicani individualisti ei repubblicani collettivisti; in filosofia i repubblicani materialisti e i repubblicani spiritualisti..
3) EHO LOUOLU-TC, Mediterraneo, Adriatico, Intervento, nella politica del Partito Massi-mano Italiano (1900-1916 in Rassegna storica del Risorgimento, a. XXXVili, mi. 3-4, Roma, luglio-dicembre 1951. Per notizie sulla struttura del P. M. L, efr: ora: ELIO LODOIJNI, L'organizzazione del Partito Mazziniano Italiano in Italia ed all'estero egli inizi dei secolo XX, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XLI, nn. 2-3, aprile-settembre 1954.
4) Cfr., ad es., l'articolo Mezzo, non fine, ne La Tersa Italia del 10 marzo 1905, a. V, n. 103. Nello stesso numero del giornale, Francesco Mormina Penna (La Repubblica di Mazzini), dopo over insistito sullo stesso concetto, aggiunge: Bisogna dunque convincersi che la Re­pubblica, come la comprendeva Mazzini, non potrà essere giammai né aristocratica, né borghese,