Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE ;"SCUOLA SOCIALE ITALIANA"
anno <1955>   pagina <344>
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Elio Lodolini
profonde ragioni di divergenza fra mazziniani e repubblicani]) ma di una repubblica mazziniana.
In un articolo del 1902, dal titolo Sociologia mazziniana 2' Felice Albani, che fu per molti anni Segretario del Partito e per un quarto di secolo direttore do La Terza Italia, così descriveva la repubblica mazziniana: questa avrebbe dovuto essere una Repubblica eminentemente sociale, avente per base il diritto al lavoro per tutti i cittadini ed il diritto all' associazione ovvero­sia alla organizzazione del lavoro. La Repubblica, come deve abolire il privilegio politico, deve abolire quello economico, cioè il potere capitali­stico; e per abolire il privilegio economico occorre restituirne i fattori al lavoro e ai lavoratori, in quanto non è possibile scindere l'abolizione di questi due privilegi (politico ed economico) l'uno dall'altro. Concezioni assai ardite ed avanzate, come si vede, e che sembrano tratte da manifesti o pro­grammi molto più recenti.
Ed ancora: I pubblici poteri possono proclamare tutte le libertà imma­ginabili, tutelare e favorire nella misura più larga l'iniziativa individuale e sociale, promulgare ogni più efficace guarentigia dei diritti del lavoro, facili­tare con ogni mezzo eccezionale, anche di riscatti parziali, lo sviluppo e il crescere delle associazioni cooperative di produzione, ma finché la terra, gli strumenti del lavoro e i mezzi di produzione e di scambio continueranno ad essere confiscati a favore della proprietà privilegiata, cioè della speculazione e della concorrenza assorbente, accumulatrice e sfruttatrice; finché continue­ranno ad essere considerati non come mezzo di lavoro e a un tempo di remu­nerazione del lavoro e di chi lo compie, ma invece soltanto come fattori di un determinato assoluto guadagno, calcolato e determinato all'infuori della pro­duzione, per raggiungere il quale il lavoratore è considerato come uno stru­mento meccanico; tutte le libertà, tutte le leggi tutelari, tutti i provvedi­menti eccezionali d'incoraggiamento non faranno che sfiorare la superfìcie della questione. 3)
Ma attenzione ! non si tratta di abolire gli elementi della pro­prietà, si tratta di trasformare il loro carattere e il loro ufficio per metterli in armonia con la legge stessa della vita: 4) è questo, anzi, un punto su cui i seguaci della Scuola sociale italiana insistono spesso.
in quanto che essa è un governo essenzialmente sociale, un governo cioè che non potrà poggiare e Condarsi sopra una parte sola della Nazione, ma, non ammettendo classi sociali, né le loro con­venzionali o casuali divergenze, abbraccimi, come sopra si è detto, l'universalità dei cittadini considerati come una grande e sola famiglia di uguali e di liberi associati in un patto di amore e di fratellanza pel bene comune.
Cfr. anche un manifesto del 1912 (La Terza Italia del 1 -8 dicembre, a. XIII, nn. 310-311) in cui si ricorda hi direttiva Mazziniana, che è rivoluzionaria per giungere alla Repub­blica, e perchè la Repubblica sia mezzo di giustizia sociale, non fine a se stessa.
1) Altri motivi di dissenso erano anche per il metodo: il Partito Repubblicano Italiano accettava quello elettoraleparlamentare, partecipando con i propri uomini alle istituzioni in vigore; il Partito Mazziniano Italiano era intransigentemente avverso al tipo di Stato e di go­verno (monarchico) allora esistente, e considerò stretto dovere dei suoi iscritti l'astensione dal voto in qualunque competizione elettorale, politica od amministrativa che fosse.
2) Ne La Terza Italia, a. IH, n. 45, del 26 gennaio 1902, firmato con lo pseudonimo di Sereno.
*) Ibidem. *) Ibidem.