Rassegna storica del Risorgimento
CHIASSI GIOVANNI
anno
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1955
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pagina
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349
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GIOVANNI CHIASSI MARTIRE SENZA MARTIRIO
Nel cielo degli eroi del nostro Risorgimento tra le stelle di seconda grandezza risplende fulgidissima quella di Giovanni Chiassi. Risplende fulgidissima, a chi si metta a conoscerla e ad osservarla, che purtroppo tra gli uomini illustri del nostro Risorgimento è tra i più oscuri. Sicché mi pare doveroso da parte dei Mantovani metterlo in luce da che, si voglia o non si voglia, egli è tra i più puri, leali, completi, generosi, arditi. È oscuro, anzitutto, perchè mori giovanissimo a 39 anni, ma dopo aver però seguito l'intero ciclo storico del nostro Risorgimento; oscuro anche, perchè fu oltremodo modesto.
Nato nel 1827 a Mantova e non a Castiglione delle Stiviere come vorrebbero quei cittadini che lo amano, anzi l'adorano con una passione veramente commovente non ancora per nulla sopita. A 21 anni, nel 1848, è con Bixio alla battaglia di Governolo, nel '50 lo troviamo il più giovane dei congiurati di Belfiore; esule volontario, erra di nazione in nazione, non accetta l'amnistia del '53, corre da Garibaldi nel '59 e si batte a Varese e a S. Fermo; condannato in contumacia, torna tuttavia in patria sulla fine del '58 ed arriva ad essere tra i primi, alla villa del Zerbino presso Genova, a cantare Paria del suo Mameli su musica di Mercantini: Si scopron le tombe, si levano i morti, ecc. Fu questa forse l'unica sua gioia; nel '60 è al Volturno finche cade a Bezzccca nel 1866 con la spada in pugno. Ma sebbene magnifico guerriero (mentre si laureò faticosamente a Pavia in ingegneria nel 1862) decorato di medaglia d'oro, onorificenza rarissima in quei tempi severi, di due d'argento ed una di bronzo, io qui voglio tratteggiarlo come martire tra i martiri quantunque non abbia avuto l'onore del capestro austriaco. Cbbe forse di peggio! Quando i suoi compagni aureolati di gloria vivevano da anni nella luce di Dio che ama soprattutto i perseguitati dai tiranni, egli pati per tutta la vita una catena ininterrotta di martirio indicibile.
Mentre la maggior parte degli eroi martiri, soffre, patisce per un periodo più o meno lungo, il nostro Chiassi pati nell'animo suo, e di riflesso certamente anche nel corpo, indicibili pene morali per tutta la sua vita. A18 anni, nell'età in cui un giovane comincia a comprendere che la vita è una cosa seria e che bisogna ad essa prepararsi da uomini forti, egli prova la prima morsa al cuore quando vede che la sua patria, l'Italia, la terra che dopo la Grecia antica ha dato più uomini grandi all'umanità, è vile, schiava dell'Austria, e tosto promette a se stesso di arrivare anche al sacrificio della vita per vederla libera e abbraccia questo sacrosanto impegno di far del tutto per offrirsi in olocausto, purché questo incantevole sogno avesse ad avverarsi. A quell'età non può far altro; si dà attorno per raccogliere fondi per il santo scopo e diffonde i primi proclami, i primi opuscoli patriottici; a 20 è felice di combattere a Governolo; militarmente i Lombardi vincono, ma il giovanile ardore è fortemente umiliato dall'incalzare degli eventi che non hanno mutato la situazione, anzi rendono più soffocante l'atmosfera austriaca. Intanto il suo ardore lo mette in vista; è eletto Capo Circolo per la diffusione delle cartelle mazziniane; è attivissimo, e tanto si distingue che lo si vuole ed accetta entusiasta di far parte del Comitato rrvoluzio-