Rassegna storica del Risorgimento

CHIASSI GIOVANNI
anno <1955>   pagina <351>
immagine non disponibile

Giovanni Chiassi Martire senza martìrio 351
indegni o sciocchi, egli col suo occhio fulminasse l'interlocutore si da obbli­garlo a tacere.
Profondamente religioso, un altro martirio ancora trapassava l'animo suo sensibilissimo, quello di constatare come Pio IX contrariasse e contra­stasse 1 unione dell'Italia divisa, in una sola nazione una e inscindibile. Anche a tempi suoi, anime, come quella di Chiassi ve n'erano poche, davvero raris­sime. Per Mazzini fu un santo della santa càusa e, aggiungeva, modesto quanto una vergine; Garibaldi lo chiamava il suo beniamino.
Siamo al 1860. Ecco che rulla la diana della nuova guerra, bisogna conquistare l'Italia meridionale; ed ecco nuovamente il Chiassi tra le file gloriose di Garibaldi, sulle rive del Volturno, eccolo sul Castello di Reggio Calabria che issa lassù il tricolore.
Ha 33 anni ed è già aureolato di fama gloriosa ed integerrima. Bozzolo lo vuole suo rappresentante al Parlamento e anche là porta il suo ardore in quel consesso. Ma quali lotte, quali sacrifici personali per la redenzione della patria, che gli onorevoli di allora non prendevano il becco di un quat­trino! Tuttavia, dopo la conquista del Regno delle Bue Sicilie, pur agitato per trovarsi il pane quotidiano (in questa condizione si trovavano allora i patrioti più puri) trova il tempo per convivere con la madre che, certo per il troppo lacrimare, si avviava alla cecità. Madre infelice, ma gloriosa come tutte quelle che hanno partorito i figli per offrirli alla patria.
Troppo duro, vergognoso è il vedere ancora come Mantova e il Veneto vivevano sotto il giogo austriaco; troppo pesante e insopportabile era spe­cialmente per il nostro Chiassi, sicché quando Garibaldi invitò nuovamente le sue schiere alla riscossa, Chiassi fu dei primi ad arruolarsi.
Si trovava allora a Castiglione delle S riviere, d'un lampo la sua casa è circondata dalla polizia austriaca, ma egli li ha prevenuti e lesto cóme uno scoiattolo si cala giù da una finestra, scavalca muriccioli, e per scorciatoie a lui solo note, si mette sulla strada Gardesana e internandosi, perdendosi tra i colli bresciani, s'incontra col suo duce che gli affida il comando del suo 5 reggimento che è in Val di Ledro. Il 24 luglio a Bezzecca avviene lo scontro con gli Austriaci; combatte come un leone, ma il nemico dall'alto di un colle li fulmina e Chiassi ferito all'inguine e al petto cade nel suo sangue. Soccorso, un'anima gentile gli stilla qualche goccia sul labbro, ma trasportato più lontano, al sicuro, spira lungo il tragitto.
Non è questa la vita perfetta di un martire dalla culla alla tomba? Si poteva essere più patriota di così? Inchiniamoci a Lui dunque, ricordiamolo come un martire e sia fuoco agli italici petti il sangue suol
ALESSANDRO MAGHAGUTI