Rassegna storica del Risorgimento

1852 ; REPUBBLICANI ; MONARCHICI
anno <1955>   pagina <352>
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LOTTA FRA RIVOLUZIONARI-REPUBBLICANI E COSTITUZIONALI-MONARCHICI NEL 1852
1. Caduta la Repubblica romana, il Mazzini, prima di partire da Roma, aveva provveduto ad istituirvi, affidandola a valorosi ex combattenti, un'Associazione nazionale, che ben presto assunse un notevole sviluppo. Ciò si può comprendere facilmente, considerando la profonda ed estesa agitazione rimasta negli spiriti e la indomabile propensione alla libertà, tanto in Italia, eome in altre nazióni, e specialmente in Francia, in Germania, in Polonia...
I liberali tranquilli limitarono le loro idee, vagheggiamenti e desideri; ed i più caldi, perchè non potevano più agire apertamente, tramarono, ricor­rendo di nuovo alle società segrete. Quindi, da parte dei governi, vigilanza speciale, freccienti processi e condanne.
2. Molti rivoluzionari, da diversi paesi d'Europa, e fra quelli, dopo varie peregrinazioni e vicende, anche Giuseppe Mazzini, e con lui altri agita­tori italiani, si rifugiarono in Inghilterra, ed alcuni tra i più cospicui vi costi­tuirono un Comitato centrale democratico europeo, annunziando: di credere ad uno stato sociale avente Dio e la sua legge al vertice; il Popolo, la universalità dei cittadini, liberi ed eguali, alla base, il Progresso a norma, Vassociazione a mezzo, il sacrificio a battesimo, il Genio e la Virtù a consiglieri. Invitavano per­tanto tutti gli uomini che avevano comune la fede ad unirsi con loro sull'indi-cato terreno. Nel giorno 22 luglio 1850 sottoscrissero quest'atto, in Londra: Giuseppe Mazzini per l'Italia, LedruRollin per la Francia, Arnold Ruge, membro dell'assemblea nazionale di Francoforte, per la Germania, Albert Darasz, deputato della centralizzazione democratica polacca.
L'8 settembre dello stesso anno 1850, i principali profughi dall'Italia, riunitisi a Londra, pubblicarono l'atto, nel quale dichiaravano che: Pigliando le inspirazioni dotta loro coscienza e dai bisogni del Popolo, costituivano provvi­soriamente, finché il popolo non riacquistasse la libera manifestazione delia sua volontà, un Comitato nazionale italiano, composto dei cittadini Giuseppe Maz­zini, Aurelio Saffi e Mattia Montecchi, conferendo loro il mandato e le neces­sarie facoltà per contrarre un prestito a nome del Popolo romano, ed a beneficio della causa nazionale, ed in generale per ogni atto politico e finanziario che potesse contribuire al ristabilimento della legittima auto­rità popolare in Roma, autorizzandoli ad aggiungersi due altri cittadini italiani.
H manifesto non metteva innanzi la pregiudiziale repubblicana: indicava l'indipendenza, la libertà, l'unificazione d'Italia, come obbiettivi da raggiun­gere attraverso una guerra ed una Costituente italiana. Il termine unificazio­ne, invece di unità, non escludeva a rigore un ordinamento federativo. Come sembra evidente, il Mazzini, conscio della capacità che era in lui in quel mo­mento di attirare le diverse energie patriottiche, intendeva sfruttare questa capacità all'estremo con uno sforzo di larga conciliazione.