Rassegna storica del Risorgimento
1852 ; REPUBBLICANI ; MONARCHICI
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1955
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pagina
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353
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Lotta fra rivoluzionari-repubblicani, ecc. 353
Proprio per questo suo carattere, il manifesto trovò avversari a sinistra i repubblicani federalisti, i quali, se in fatto di unità avevano criteri più larghi di quelli di Mazzini, erano invece molto più intransigenti in fatto di democrazia e di repubblica.
I due aggiuntisi a sottoscrivere il manifesto furono A. Saliceti e G. Sartori, e C. Agostini come segretario.
Ai dieci dello stesso mese aprivano il prestito. Fu questo stabilito nella somma di dieci milioni di lire italiane, al sei per cento, diviso in trecentomila azioni, delle quali centomila di lire cento, e duecentomila di Ere venticinque per ciascuna. Le somme incassate dovevano depositarsi in Londra, presso i banchieri Martin Stonc e Martin, e dovevano essere impiegate dal Comitato nazionale per tutto quanto poteva riuscire utile all'indipendenza ed all'imita d'Italia. Una volta che si fosse costituito in Italia un governo nazionale, il Gomitato avrebbe fatto il possibile perchè il prestito venisse riconosciuto e pagato. Al collocamento clandestino del prestito in Italia vigilò dapprima lo stesso Mazzini, in un suo temporaneo ritorno da Londra, in Svizzera (18501851). Le cartelle effettivamente si diffusero per l'Italia, con certa larghezza, come potrebbe provare una storia che tenesse il debito conto dei documenti relativi.
3. Per tutta Italia, e più particolarmente nel Lombardo-Veneto e nello Stato romano, alle dipendenze del Comitato nazionale italiano, si stabilirono Comitati generali, ai quali sottostavano altri comitati provinciali, comunali e commissariali, che erano ad un tempo gli organi della cospirazione e un mezzo per il collocamento clandestino delle cartelle del prestito. I cospiratori e propagatori erano divisi in decurie, in centurie, in coorti. Ogni individuo poi diventava un centro di propaganda collo spargere scritti, disporre le opinioni, diffondere le cartelle del prestito, il quale poco incontrò tra i ricchi, ma ebbe sufficiente successo tra la colta borghesia e in mezzo al popolo. In vent'anni di cospirazioni, per ragione dei contrasti più opposti, il mazzinia-nesimo non si era mai trovato tanto potente. Non tutti gli aderenti, peraltro, erano seguaci convinti del Mazzini e della repubblica, ma, in molti, sulle convinzioni e sulle non convinzioni, prevalevano l'amor di patria e l'odio contro lo straniero; e con lo stesso animo con cui tanti eroi avevano combattuto ed erano caduti nelle recenti guerre e a difesa di Brescia, di Ferrara, di Bologna, di Ancona, di Roma e di Venezia, molti ora, non vedendo altro spiraglio di salvezza da alcuna altra parte, votavano cuore e braccio alle cospirazioni. Alla fine del 1850 e nel 1851, tale era lo stato particolare di fatti e di animi com'è ben chiaro ed evidente.
4. L'autorità del Mazzini era allora al suo massimo apogeo. Onorato anche da molti che non condividevano i suoi principi e i suoi metodi, stimato e onorato da statisti inglesi, amico e consocio di quasi tutti, quelli stessi democratici europei, che per dispareri politici, sociali e religiosi lo avevano prima combattuto, egli appariva immagine vivente della patria straziata ed oppressa anche presso parecchi di coloro che non amavano la sua repubblica: rappresentava l'unità morale d'Italia anche presso coloro (ed erano i più) che non bramavano o non credevano possibile l'unità effettiva.
n partito repubblicano era moralizzato, forte, rispettato in Italia e fuori, temuto dai governi italiani e dal Piemonte stesso. Mazzini, a torto od