Rassegna storica del Risorgimento

1852 ; REPUBBLICANI ; MONARCHICI
anno <1955>   pagina <355>
immagine non disponibile

Lotta fra rivaluzionuri-repubblieani, ecc. 355
7. Ma ci fu tutto un insieme di fatti europei ed italiani che sorsero a contrariare quei disegni
Gravemente dannoso apparve subito l'affermarsi, in Francia, di Luigi Napoleone, l'avversario numero uno dei piani democratici europeizzanti del Mazzini. Ed altrettanto sfavorevole al Comitato democratico europeo maz­ziniano fu il sorgere e il propagarsi del Comitato franco-italo-spagnolo, costi­tuitosi a Parigi, nelTagosto 1851, del quale redasse il primo manifesto il La-meuuais, che godeva molto ascendente non soltanto in Francia, disgustato che a lui fosse stato preferito Le dm-Rolli n, ch'egli avversava. A quel comi­tato dei popoli latini avevano data la loro adesione e le loro simpatie Giuseppe Montanelli e diversi altri profughi italiani a Parigi. In tale modo, per l'esir stenza e la propaganda contrastante dei due comitati, rimaneva spezzata in due l'azione democratica, per vie e con intenti diversi da loro promossa.
Contrari al Mazzini erano anche i socialisti francesi: Luigi Blanc, i fou-rieristi, Proudhon ed altri.
8. E, frattanto, in Italia, a seguito della ferma politica liberale pra­ticata in Piemonte, i liberali in patria e gli emigrati nello Stato subalpino, si sentivano sempre maggiormente attratti verso l'egemonia piemontese, alla quale Vincenzo Gioberti, con l'autorità di un grande contemporaneo e con le larghe vedute di un grande postero, col suo Rinnovamento civile d'Italia, usci­to appunto nel 1851, additava nuovi e non fino allora percorsi cammini, pro­ponendo non soltanto soluzioni della questione italiana del tutto diverse da quelle propugnate dal Mazzini, ma sferrando altresì, verso la fine di quell'ope­ra, il ben noto e vibrato attacco contro il Mazzini stesso:
<c Giuseppe Mazzini ebbe un momento di lucido intervallo, invitando anco i principi o almeno lasciando loro aperto l'adito alla redenzione patria. Ma che ? I suoi sudditi gridarono, tempestarono, minacciarono di ribellarsi; e il valentuomo per non perdere lo scettro fu obbligato a cantare la palinodia. Ora si tenga per fermo che una dottrina, che subordina assolutamente a una forma politica il patrio riscatto, che prepone all'autonomia e agli altri beni pia capitali la repubblica, ohe non è acconcia a patteggiare in nessun caso col principato a costo di porre in compromesso e peggiorare le proprie sorti, e che colloca per ultimo nella stessa schiera i re buoni e i cattivi, gli osservatori e i rompitori della fede giurata, il principio civile e il tirannico, movendo guerra agli uni e agli altri egualmente; sarà in abborninio dei savii e dei vir­tuosi: tanto che offende il senso morale, ripugna ai veri interessi d'Italia e ha l'impronta indelebile del genio fazioso.*)
Conoscendo lo stato d'animo incerto di molti, le gravi polemiche in isvol-gxmento tra capi repubblicani, il fascino che tornava ad esercitare il Gioberti, per la Bua condizione di profugo anch'esso, e per il successo generale della sua
1) Del Rinnovamento Civile d'Italia, Tomo secondo, Capitolo XI, Napoli, Fratelli Mo­rano, 1864. Il Mazzini, in data 14 novembre 1851, scriveva alla Madre: E uscito il libro di Gioberti, e mi dicono che dica male di me. Io potrei annientarlo quell'uomo; ma non bo mai scritto sillaba contro di lui e probabilmente non iscriverò mai, quando non vedessi ch'ai mi­naccia di ripigliare influenza. Che importa di quello ebe si dice ? Bicordo ebe mi capitava per le mani in Roma una sua prefazione al Saggiatore, piena di contumelie per me, mentre appunto io stavo facendo gii un t'era in me per salvare l'onore italiano rovinato in Novara. E questo sarà sempre la mia risposta: cercar di fare, mentr'altri dice.