Rassegna storica del Risorgimento
1852 ; REPUBBLICANI ; MONARCHICI
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1955
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Giovanni Maiali
nuova e tempestiva opera, che s'imponeva per la originalità e l'impronta del genio per tutto un complesso assai vasto di circostanze concomitanti, non ci si può maravigliare che proprio quell'anno 1851 segnasse come una svolta nella situazione generale d'Italia e nello schieramento e nel chiarimento dei partiti, anche in dipendenza della situazione generale europea.
9. Da quel momento, si delinearono chiaramente i due partiti. Da un lato i costituzionalimonarchici, e dall'altro i rivoluzionarirepubblicani. I primi, anche per l'apporto di molti che monarchici non erano e guardavano alla monarchia sabauda come a quella che avrebbe potuto far l'Italia, chiamati anche fusi a fusionisti, in quanto chiedevano d'esser partecipi delle nuove lotte che avrebbero dovuto portare all'unificazione della patria italiana; gli altri, per la loro fermezza e fedeltà ai principi repubblicani, per la loro intransigenza, per la loro linearità ad ogni costo, sé dicenti puri, e dagli avversari chiamati anche puritani, con significato buono o meno buono, a seconda dell'animo e del sentimento di chi in tal modo li denominava. Il colpo di stato di Luigi Napoleone in Francia, di per sé era a vantaggio dei fusi o fusionisti.
I repubblicani puri, che avevano riposto tutte le loro speranze nel prestito mazziniano, nella rivoluzione, nella Francia repubblicana e nel Comitato internazionale democratico di Londra, ossia in Mazzini, in LedruRollin e in Kossuth, naturalmente erano tra i più frementi, alla notizia dei fatti francesi. Credevano e si illudevano che Luigi Napoleone facilmente e presto verrebbe spazzato via. Anche il plebiscito non li smosse: era una passeggiera infedeltà, commessa da quella corrotta forma di suffragio universale, ma quell'infedele e tutti quelli che erano con lui si sarebbero dovuti presto ricredere.
Vivevano ancora, a quel tempo, molti che erano stati delle armate e delle amministrazioni napoleoniche, nei quali era sempre vivo il fascino del primo impero. Questi erano in festa, perchè vedevano il nuovo Napoleone valicare le Alpi e cacciare gli Austriaci. Le discussioni e i dispareri erano infiniti e contrastanti. Chi fremeva, chi giubilava, chi era disperato. I più calmi e temperati, anche se convinti che per parecchi anni la nuova direzione politica francese sarebbe stata tutta rivolta alle questioni interne, erano persuasi che un governo napoleonico avrebbe pur dovuto nell'avvenire esercitare un'influenza sui destini dell'Europa, fors'anche colla guerra. Speravano poi nella simpatia personale del nuovo capo della Francia per l'Italia. Simpatia, della quale egli aveva dato frequenti e non dubbi segni, anche se, per calcolo ed ambizione, nel 1849, aveva dovuto assecondare la politica francese nel suo intervento contro la Repubblica romana. La Repubblica d'oltralpe si era dimostrata avversa ed ostile. E poiché è proprio dell'uomo attaccarsi a qualsiasi speranza, era forse fuori luogo attendersi che il nuovo mutamento di regime in Francia accendesse una qualche luce sull'orizzonte ?
10. Mentre non solo nei nostri paesi, ma in ogni parte del mondo s'andavano facendo supposizioni e congetture circa le conseguenze che avrebbero potuto avere gli avvenimenti francesi, l'Austria, impassibile, continuava ad applicare, nel Lombardo-Veneto, x suoi metodi di governo duro e feroce, come dimostrarono le sentenze dei processi di Mantova e le crudeli reazioni in Milano.