Rassegna storica del Risorgimento

1852 ; REPUBBLICANI ; MONARCHICI
anno <1955>   pagina <357>
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Lotta fra rivoluzionari-repubblicani ecc. 357
Le coudizioni del regno di Napoli sono documentate nelle lettere a Lord Aberdeen del Gladstonc. Nello Stato romano, allo smarrimento seguito alla caduta della Repubblica romana, nel buio generale, anche per molta parte delle provincie pontificie la cospirazione mazziniana parve Punico mezzo di salvezza. Il documento sulla Contabilità Mazziniana di Federico Comaudini, V uno degli esponenti maggiori dell'associazione nazionale e del Comitato ita­liano non soltanto ad organizzare la resistenza alla reazione, ma anche per la diffusione delle cartelle del prestito, ci dà idea abbastanza chiara di quanto il movimento rivoluzionario si fosse fatto strada nelle città e nelle campagne romagnole. E mentre l'Austria erigeva le forche di Belfiore, nello Stato roma' no le carceri erano state riempite di cospiratori dalle sospettose polizie pon­tificia ed austriaca.
11. Raffaele De Cesare, nella sua importante opera: Roma e lo Stato del Papa. Voi. I, 1850-1860 (Roma, Forzani, 1907), dedica il cap. X a: Cospi­razioni e Cospiratori, facendovi la storia della cospirazione romana, subito dopo i fatti del 1849, e delle forti divergenze di idee e di finalità, fra loro, di parecchi di quei cospiratori, finiti aitasi tutti in carcere, come documenta il processo del 1853, ima delle pagine più incresciose della nostra storia. Ivi è ricordato anche il manifesto dei fusionisti, redatto da Vincenzo Gigli, sotto­scritto pure dal Checchetclli, dal Silvestrelli, dal Piccioni, dallo Zuccarelli e dal Mazzoni, nonché dai membri del comitato di guerra, nel quale documento ifusi o fusionisti, in profondo contrasto coni puri o puritani, si dichiararono fautori della riunione di tutte le forze liberali italiane, senza distinzione di forma politica, per l'indipendenza e l'unità. E, prima del De Cesare, David Silvagni, che pure aveva fatto parte del gruppo dei dissidenti della cospira­zione mazziniana, aveva scritto, per desiderio di chiarificazione, nel raro e prezioso opuscolo anonimo: Il partito d'azione ed il Comitato Nazionale Ro­mano. Cinque lettere di un corrispondente del giornale La Perseveranza ri­stampate a cura del Comitato di Roma: Noi finalmente vedevamo assotti­gliarsi le nostre file per le continue carcerazioni ed esili, e correvamo appresso ad una chimera, ad un programma insostenibile. Infatti, Mazzini co' suoi scritti e con le sue lettere non ci si presentava più come un capo politico, ma come un nebbioso filosofo, come un riformatore religioso, e le aspirazioni verso la libertà e indipendenza della nostra patria erano cambiate con idee di eman­cipazione europea, con programmi di nuovi dogmi religiosi !
Da quel tempo un cambiamento di programma divenne un bisogno uni­versale, ed il nome di Mazzini cessò d'essere popolare, avendo perduta ogui influenza, imperocché fu giudicato per un ideologo inetto a capitanare il mo­vimento italiano, incapace di corrisponderne i nuovi e reali bisogni, e sopra­tutto non idoneo a preparare un grande rivolgimento. Tale era Io stato degli animi alla fine del 1852, quando a Mazzini venne in capo di fare insorgere l'Italiane! primi del 1853. Questo progetto parve sì stolido, si inattuabile, che tutti si opposero ad eseguirlo, e concordi si ribellarono alla sua autorità ed a quella di un suo luogotenente [l'avvocato Pctroni] che di compagno ed amico
!) ALFREDO COMANDAVI, Contabilità mazziniana in una lettera inedita di un patriota roma­gnolo [Federico Comandati, padre di Al/redo], in VArchiginnasio, 1915, pp. 240 a sgg.