Rassegna storica del Risorgimento
1852 ; REPUBBLICANI ; MONARCHICI
anno
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1955
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pagina
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358
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Giovanni Maiali
degli uomini del Comitato che l'avevano chiamato nel loro seno, aveva preteso elevarsi a despota e padrone del nostro paese.
Lo studio di Sara Guglielmetti sopra G.Mazzini e i suoi seguaci di Roma dal luglio 1849 alla fine del 1853 (nella Rassegna storica del Risorgimento, gennaio-marzo 1929, da p. 79 a p. 152), producendo importanti documenti, lumeggia assai bene e minutamente l'opera del Comitato romano alle dipendenze del Comitato nazionale italiano di Londra, e gl'intimi profondi contrasti che portarono alla rottura fra quei cospiratori delle due opposte tendenze, e al famoso manifesto del 9 aprile 1853, in cui i costituzionali si dichiararono apertamente contrari alle direttive del Mazzini, appunto perchè repubblicane e intransigenti.
Tra i più accaniti di quei cospiratori, com'è accennato dal Silva gni, era Giuseppe Petroni, bolognese, avvocato rotale, sostituto del ministro di giustizia della Repubblica romana, dopo l'entrata dei Francesi in Roma, lasciato dal Mazzini come suo mandatario, rappresentante, poi, del Comitato nazionale, cospiratore intelligente e attivissimo, che nella cospirazione aveva assunto il nome di battaglia Marco. L'azione sua, sino al giorno del suo arresto, nel 1853, a seguito di delazione, fu delle più importanti e decise. Nella lotta fra intransigenti e costituzionali, tra puri e fusi, il P etroni fu uno dei più devoti e stretti al Mazzini, dei più fermi e risoluti. Egli era veramente tutto d'un pezzo. Per lui non c'era adattamento, compromesso o transazione. E, come di solito tocca a uomini simili, e come conferma il documento sulla Contabilità mazziniana, fu da tutti fuori abbandonato, e così pure la sua famiglia, la quale dimora stentamente a Roma.
12. Atto a lumeggiare meglio la situazione, tra le due correnti, già sin dal principio del 1852, è il documento contenuto nella rarissima pubblicazione, forse fatta da Pietro Cironi, Democrazia Italiana, Raccolta di Atti e Documenti, appunto della democrazia italiana (Italia, 1852, a spese dell'autore, Genova, Tip. Moretti: era stata fatta una precedente edizione, di poco più di cento pagine, nell'anno 1851); documento intitolato: Direzione Centrale deWAssociazione Nazionale degli Stati Romani, in forma di lettera, portante la data: 14 febbraio 1852. Occupa le pagg. 136-153. Ed è certamente di Giuseppe Petroni, cioè del capo dell'organizzazione romana. Quel Fratello, al quale l'autore si rivolge, è da intendersi, io penso, ciascun capo delle formazioni segrete esistenti nello Stato romano: decurie, centurie... Come tempo, cade subito prima dei documenti illustrati da Sara Guglielmetti, dei quali viene ad essere complementare.
La stessa impressione di stampa, che si legge in esemplari giunti sino a timi Litografia democratica italiana sta a provare il carattere di circolare del documento.
La lettera comincia: Fratello ! Rispondo alla recente vostra..., emanata dalla Direzione centrale romana; senza dubbio, è il documento più importante che finora si sia venuto a conoscere della polemica tra il partito rivoluzionario repubblicano dei puri o puritani e il partito costituzionale monarchico dei fusi o fusionisti. Due partigiani della forma regia costituzionale avevano proposto: Che il partito repubblicano mancando ora della sua base d'operazione, ed essendo la sua posizione affatto cangiata, i due partiti si fondessero in un solo grande partito nazionale italiano, per portare tutte le forze riunite alla conquista della nazionalità e deWindipendènza.