Rassegna storica del Risorgimento
1852 ; REPUBBLICANI ; MONARCHICI
anno
<
1955
>
pagina
<
360
>
360
Giovanni Maiali
Coloro che già avevano spergiurato, allora tremavano, e stavano in forse se dovessero rinnovare in alcuna parte le concessioni: testimonio il Borbone di Napoli, che ora tempera la ferocia e sorride a chi fino a ieri guardava bieco, perchè guardandosi attorno si avvede che gii è troppo lontano il soccorso. Era stato, in parte, l'effetto delle famose lettere del Cladstonc, che avevano definito il regno di Napoli, negazione di Dio ?. Poi, venendo più strettamente all'argomento, considera due classi di uomini: nomini di principi e nomini d'espedienti.
I primi egli afferma hanno un programma che è basato sulla tendenza del secolo; e come questo non si modificano col variar degli eventi, cosi quella si rimane immutabile.
Educati i secondi alla malefica scuola di Taillerand sic]t si arrogano la facoltà di transigere in nome del popolo coi nemici del popolo, sui più sacri interessi del popolo ,
Ammette che vi possano essere anche opinioni politiche erronee, professate in buona fede, ma si fissa alla bandiera, su cui sta scritto: Dio e Popolo, proclamandola intransigentemente la sola buona; le sante parole della nostra speranza, onde congiungere gl'interessi e le azioni del popolo d'Italia con quelle degli altri popoli che aspirano a riscattarsi. 11 suo programma è basato sulla convinzione che il conquisto della nazionalità sia impossibile ad un sol popolo finché i despoti collegati gli stanno di fronte .
Indica il programma del Comitato nazionale come l'unico accettabile da chi vuol veramente l'indipendenza e la libertà d'Italia: mentre il progetto dei Fusionisti, secondo lui, manca della sua base, perchè lo scrivente non ritiene umanamente possibile che un principe anche regnante in Italia si faccia propugnatore della nazionalità italiana, a meno che non ignori il secolo, o non isperi di farlo retrocedere colle punte delle baionette italiane. La trasformazione politica non è l'ultima meta cui aspira il popolo, ma invece non è che una via per giungere ad una trasformazione sociale. Le tendenze del secolo, incalza, i bisogni del popolo esigono che si compia la rivoluzione iniziata in Francia ncll'89; allora si distrusse il vecchio edificio, poi invece di progredire s'indietreggiò sempre, perchè dopo la distruzione non s'edificò nulla, e ci troveremo condannati all'anarchia politica, morale, economica, finché una volta non si edifichi. Convinto che l'Italia abbia il comunismo, pronto ad irrompere a sciogliere tutti i problemi con vie di fatto, avverte che è da ostinati e ritenere la questione del socialismo o straniera o intempestiva all'Italia.
Torna ad insistere di non poter credere nella lealtà e nella sincerità dei principi, da lui ritenuti sleali e perfidi. E, dopo aver difeso ancora una volta il Comitato Nazionale, ch'egli afferma non essere stato disciolto e non essere fuggito, come alcuni costituzionali di un'altra tempra sussurrano fraudolen-teraente all'orecchio di molti (queste parole sono indice indubitato della crisi culminante, in cui già il Comitato si trovava, poco prima di venire appunto sciolto dal Mazzini), termina col voto: Kossuth, l'eroe dell'Ungheria, l'uomo che l'Inghilterra salutò non ha guari come primo cittadino d'Europa, proclamava in faccia al popolo Americano alla presenza di tutti gli stendardi liberi delle Nazioni Europee, che ei non conosce per un popolo altra via di salute che nell'alleanza dei popoli, e non conosce che un solo partito Nazionale, un solo che abbia un futuro in Italia, e questo è il grande partito repu-blicano unitario rappresentato da Giuseppe Mazzini.