Rassegna storica del Risorgimento

BELFIORE ; UNGHERIA ; PROCESSI ; MANTOVA
anno <1955>   pagina <362>
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I PROCESSI DI MANTOVA E I MOTI UNGHERESI
Il caso dei tre militari ungheresi dell'esercito austriaco in Lombardia, Kiràly, Gybrfy e Walla, processati insieme ai Martiri di Belfiore non fu feno­meno isolato o sporadico, bensì una manifestazione sintomatica, determinata da un particolare stato d'animo risultante da un complesso di fattori riscon­trabili anche in numerosi altri episodi del Risorgimento italiano. *) À Mantova, sin .dall'autunno del 1848 si erano verificate dimostrazioni di fratellanza tra la popolazione e i soldati italiani ed ungheresi del presidio austriaco, in con­trasto con i Croati. Un foglio volante stampato a Roma dal titolo Ultime notizie della Lombardia 3) reca tra l'altro: A Verona e a Mantova si sono azzuffati tra ungheresi e croati essendosi uniti agli ungheresi i soldati Ita­liani ed il popolo. Iu genere dopo la sconfitta del 1849 gli ufficiali ungheresi puniti con la degradazione e costretti a servire nelle guarnigioni austriache del Lombardo-Veneto, mordevano il freno, e molti di essi desiderosi di agevo­lare in qualche modo la causa della liberazione della Patria lontana, mante­nevano contatti clandestini con patrioti italiani.
Assai spesso, negli scritti di Mazzini, si riscontrano passi come questo: Voi avete a fronte una forza seminata di Ungaresi; e sapete che sono nostri; nostri il primo giorno che l'insurrezione si mostrerà forte. Voi potete convin­cervene quando volete. CU Ungaresi sono come i nostri, guardati, confinati, traslocati, fucilati. 3) Un po' dovunque gli emigrati magiari, in stretta collaborazione con i fuorusciti italiani, non tralasciavano occasione di attiz­zare il fuoco mai completamente spento a causa del regime di repressione austriaca che soltanto più tardi, e proprio sotto l'impressione dello svolgi­mento della riscossa italiana, si accorgeva dell'urgente necessità di fare delle concessioni.4) Mentre a Mantova continuavano i processi, in Ungheria, ad opera del gen. Hayn.au, del principe Schwarzenberg e del ministro Alessandro Bach inesorabili nella spietata repressione, perduravano le persecuzioni contro tutti quelli che in qualche modo si erano distinti nella rivoluzione del 1848-49.
Quantunque non fossero molti i patriotti veramente attivi tra gli un­gheresi di guarnigione nel LombardoVeneto, tuttavia alcuni elementi erano considerati come collaboratoti indispensabili all'organizzazione mazziniana. Così negli atti del processo contro l'avvocato milanese Ambrogio Ronchi, è menzionato un ufficiale d'artiglieria, il maggiore ungherese Edoardo Kdnig, già aiutante del generale Bem nel 1849 del quale Mazzini afferma: Abbiamo bisogno 1) dell'ordine di battaglia, ossia disposizioni dell'esercito austrìaco
i) Cfr. ALBERTO DAU'OLIO, Cospiratori e cospirazioni (1852-56); Bologna, 1913.
2) Mise Bis. C. 177-26 BibL Storia Moderna e Contemporanea. Boma
3) S. E. /., voi. 49, cp. voi. 27, p. 44, doc. 3547.
*) ALBERTO BEBZBVICZY, L'epoca delP assolutismo in Ungheria [1849-1865]; Budapest, 1922.