Rassegna storica del Risorgimento

BELFIORE ; UNGHERIA ; PROCESSI ; MANTOVA
anno <1955>   pagina <363>
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/ processi di Mantova e i moti ungheresi 363
in Italia e specialmente dei reggimenti ungheresi; 2) di dissotterrare se pos­sibile un Knig. *) Di un altro ufficiale ungherese di certa importanza che sette anni più tardi disertò a Mantova un quotidiano milanese La Perseve-ronza,3) riportava: Ieri sera arrivava fra noi il distinto ungherese signor Andor Kovàcs, capitano comandante uno squadrone usseri, stanziato nella fortezza di Mantova; era seguito da un sergente del suo squadrone; vennero a noi con cavalli ed armi .
Già nel caso del primo martire di Belfiore don Giovanni Orioli, fucilato il 5 novembre 1851 emerge la connessione tra la causa dei due popoli oppressi, nella accusa d'aver egli esortato alla diserzione un militare magiaro che la­vorava alla fortificazione di Pietole. Fu appunto nel caso Grìoli che Mons. Martini per indurre alla clemenza il generale Gorzkowski parlava dell'indi­gnazione che la sentenza capitale avrebbe suscitato in Ungheria.a)
Dal processo contro Tito Speri risulta che i congiurati andavano d'ac­cordo con una parte dell'Officialità austriaca, precisamente italiana e Un­gherese, e perciò venivano stampati dei bollettini ungheresi scritti da quelli Officiali i quali si incaricarono di diramarli fra la truppa.4)
Il principale capo d'accusa contro il mantovano Domenico Fornelli fu d'aver egli affiliato alla congiura tre militari magiari e d'aver consegnato i proclami a Gydrfy. Perfino nelle requisitorie degli ultimi processi si fece riferimento ai proclami destinati agli ungheresi: con sentenza del 2 febbraio 1855 il bolognese Filippo Minarelli venne condannato a 12 anni per aver provveduto alla traduzione in lingua italiana di un proclama ungherese re­datto da Kossuth .
I Martiri ungheresi di Mantova, Giovanni Kiràly, Pietro Gyorfy, e Luigi Valla, coinvolti nel secondo processo di Mantova, condannati alla pena capi­tale commutata poi da Radetzky in detenzione rispettivamente di 12, di 10 e di 8 anni, venivano accusati di essere stati tutti e tre affiliati alla congiura e d'aver promessa la loro cooperazione allo scoppio della sommossa, inoltre d'aver comunicato (al Gomitato insurrezionale di Mantova) la forza e la collocazione delle truppe (austriache) e le disposizioni intorno ai-Parme. s)
Volgendo lo sguardo agli avvenimenti contemporanei in Ungheria, scorgiamo evidenti parallelismi e sincronie in certi casi verificatisi in ambedue i paesi. Dopo l'arresto di Don Enrico Tazzoli, nel novembre 1851, venne tra­dotto a Vienna tale Pataki Michele, il quale, proveniente da Londra senza neppur riuscire a varcare il confine ungherese, dovette salire sul patibolo il 5 febbraio 1852. Un altro capo emissario di Kossuth, Giovanni May, si uccise in carcere come il Pezzetti; poco dopo vennero tratte in arresto le due sorelle di Kossuth, rimaste in patria. Riuscì, invece, a mettersi in salvo, Filippo Figyelmessy come il Cairoli e dieci anni dopo militerà anche
5) Da Londra a Giovanni Acerbi, Genova, nel luglio 1853; in S. E. L, voi. 49-27, p. 279, n. 3637.
2) 2 dicembre 186; n. 375.
3) Mona. LUIGI MARTINI, H confortatorio di Mantova, voi. I, p. 41.
4) LUIGI RE, Tito Speri nel processo dei Martiri di Belfiore!, Brescia, 1903, p. 21, 28
giugno 1852.
5) ALESSANDRO Lozro, I martiri di Belfiore e il loro processor Milano, 1908, p. 311.