Rassegna storica del Risorgimento
BELFIORE ; UNGHERIA ; PROCESSI ; MANTOVA
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1955
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365
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1 processi di Mantova e i moti ungheresi 365
di distribuire recavano tra due bandiere la scritta Dio e popolo Italia e Ungheria, ed i nomi di Martiri italiani e ungheresi, dei Fratelli Bandiera, di Ludovico Batthiany ministro giustiziato a Pest, il 6 ottobre 1849, cioè lo stesso giorno del martirio dei tredici generali ungheresi impiccati o fucilati nella fortezza di Arad.
Scrivendo a Calvi, Luigi Kossuth, così lo informava: Ho consegnato al col. Tiirr una somma dei miei biglietti di prestito colFiucarico di mettere il ricavato alla di Lei disposizione. Forse riuscirà a guadagnare Tarmata un-garese in Italia; ciò sarebbe una mezza vittoria per l'Italia. Infatti Stefano Tiirr reduce da Londra, recò una lettera di Kossuth ed un'altra di Mazzini a P. F. Calvi, il quale comunicò poi al Kossuth: Ci siamo messi d'accordo col sig. Tiirr ed aspettiamo impazienti le disposizioni .2) P. Fortunato Calvi era dunque in diretto contatto con Luigi Kossuth e con Stefano Tiirr, e Luigi Winkler già comandante a Venezia dei volontari ungheresi nel 1849, ora a Torino era in rapporto con Tiirr. Non era invece d'accordo il Tiirr con il generale Vctter e con il col. Rheinfeld inviati da Mazzini e Kossuth presso il comitato mazziniano di Genova. Dopo aver conferito con Giacomo Medici, il Vetter stese una relazione sull'importanza delle fortificazioni di Mantova, mentre il Rheinfeld rilevò che i reggimenti composti da ungheresi erano sottoposti ad ima particolare sorveglianza e che quindi il contatto con altri ungheresi disseminati in battaglioni di diverse nazionalità era più, accessibile.
Nell'estate del 1852, quasi contemporaneamente all'arresto di una quarantina di persone nella provincia di Mantova, compresi i conti Amvabene, Alberto Cavalletto a Padova, i Conti Murari a Verona, ed i tre militari magiari Kiraly, Gyòrfy e Walla, si verificò l'episodio della Pineta di Ravenna, l'audace trafugamento di Giuseppe Benelli condannato dagli austriaci alla fucilazione. Bisogna salvarlo ad ogni costo. Come fare? Non c'era che una via: tentare con gli ungheresi che erano in relazione coi cospiratori ravennati. Infatti, il presidente del comitato segreto, conte Giovanni Corradini, avvicinò, nel teatro di Ravenna, il sergente ungherese Pikler, già colonnello nel 1848 e con quattro soldati magiari sotto pretesto di scorta, uscirono dalla caserma per imboscarsi nella pineta dietro S. Vitale, dove anche gli ungheresi si travestirono da contadini. Otto giorni dopo, il 29 giugno 1852, approfittando dell'affluenza di contadini per le feste di san Pietro, il Benelli e gli ungheresi, con l'aiuto di Federico Comandini ed altri patrioti romagnoli riuscirono a riparare a Faenza. Raggiunto quindi il confine della Toscana, proseguirono per il Piemonte. Al colpo di Ravenna partecipò anche un antico compagno di scuola di Stefano Tiirr: Mattia Gergich che nella rivolta del 6 febbraio 1853 ebbe l'incarico di dirigere la sommossa dei soldati ungheresi del presidio di Milano. Lo stesso Gergich venne arrestato nel 1854 e fucilato a Mantova. Altri dieci soldati ungheresi, fuggiti da Faenza nell'ottobre 1852 vennero fermati nel Maradese proprio mentre stavano per porsi al sicuro. Tradotti ad Ancona, furono impiccati tutti e dieci ed i complici della fuga, Giovanni ContavaUi e Antonio Ancarani tratti in arresto a Faenza; inoltre
1) MARIO MENGHIOT, Luigi Kossuth nel suo carteggio con Giuseppa Mazzini; Roma, 1921.
2) E. KASTNBB, Mazzini e Kossuth; Firenze, 1929, p. 207.