Rassegna storica del Risorgimento

BELFIORE ; UNGHERIA ; PROCESSI ; MANTOVA
anno <1955>   pagina <369>
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/ processi di Mantova e i moti ungheresi 369
tica in previsione di sommosse in Italia ed in Ungheria.x) Il gesto a cui Kossuth aveva attribuito tanta importanza, l'aver il Pierce accettato il pa­tronato di una associazione costituita nella sua città natale con lo scopo di appoggiare le idee di Kossuth, avvenne durante la campagna elettorale; in­vece, dopo il consolidamento del potere di Luigi Bonapartc in Francia, le sottoscrizioni e le adesioni in America andavano diminuendo, ragion per cui Francesco Pulszky, dopo tre mesi, tornò a Londra senza risultati con­creti Tuttavia Horace Greenley, redattore del New York Tribune gli affidò una corrispondenza settimanale da Londra e più tardi da Torino, compito clic, durato diversi anni, acquistò al Pulszky benemerenze anche per la causa della riscossa italiana.
Contrariamente all'opinione di Kossuth e di Mazzini i componenti del Comitato ungherese di Parigi, ritenendo poco probabile il ritorno al potere dei repubblicani francesi, valutarono con riserbo l'influenza degli amici ame­ricani di Kossuth e disapprovarono le sommosse improvvisate. Mentre il conte Ladislao Teleki lo sostenne soltanto con i confidenti, invece gli exmi­nistri Casimiro Batthiany e Bartolomeo Szemere pubblicarono articoli sul Times e sulVExaminer di Londra, in quei giorni in cui Kossuth si trovava ancora in America, rimproverandogli l'insuccesso dei complotti scarsamente organizzati. Contemporaneamente un gruppo di fuorusciti magiari residenti a Parigi entrò in contatti con il principe Girolamo Bonapartc. Già ai primi di gennaio 1852 il Teleki aveva osservato in una lettera diretta al gene­rale Klapka che il nuovo presidente della Francia avrebbe seguito le orme dello zio e che proprio per questa considerazione anche molti fuorusciti ita­liani in Francia speravano più da Luigi Bonaparte che da Giuseppe Mazzini. Il 4 febbraio 1852 il generale Giovanni Czetz da Parigi comunicò al generale Klapka a Ginevra che il capitano Zgliuiczki, aiutante del principe Girolamo Bonaparte, venuto a visitarlo, sembrava voler tastare il terreno col propo­sito di guadagnare l'emigrazione magiara a certi piani dell'imperatore dei Francesi. Il capitano Zgliniczky ufficiale dello Stato Maggiore Francese, di origine polacca, aveva militato in Ungheria nel 1849 a fianco degli insorti, e fu con il generale Klapka tra gli ultimi difensori della fortezza di Komarora, i quali con una prolungata resistenza, ottennero libero passaggio all'estero. Teleki già nel gennaio 1852 aveva informato il Klapka che Persigny der grosse Bonapartiste hat Kasimir Batthiany besucht.2)
La tragica fine dei numerosi tentativi mazziniani e l'estremo rigore del­l'amministrazione militare austriaca convinsero Kossuth che senza un radi­cale cambiamento della politica delle grandi potenze, moti isolati non avreb­bero ottenuto buoni risultati, e dopo la rivolta milanese del 6 febbraio 1853 egli ribadiva: Noi leviamo lo stendardo soltanto allora che noi siamo provvi­sti almeno per due mesi per far la guerra, oppure se avvenisse una guerra dei nostri nemici con una potenza estera. Ma nel caso che nessuna di queste favo­revoli circostanze si presentasse noi non dobbiamo sia in Italia che in Ungheria sollevarci se non quando saremo sufficientemente preparati.
1) FRANCESCO POXSZKY, ÉUtttm Sa Korom (La mia vita e la mia epoca), Budapest, 1880,
[I, p. 147. jrL
2) GEORG KLATKA, AU* meinen Erinnvrungtn (Mtmoruy, Ziìrick, 1878, p. 273.