Rassegna storica del Risorgimento

QUADRILATERO ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO ; STRATEGIA
anno <1955>   pagina <372>
immagine non disponibile

372
Lorenzo Mtstìotti
combattimento rivelate dagli eserciti della Rivoluzione francese, erano ormai diventate del tutto anacronistiche.
Considerate però come sistema, e come tali collegate fra di loro e op­portunamente aggiornate, era evidente che esse meritavano una ben diversa valutazione che non poteva sfuggire all'Austria, in quanto esse potevano costituire un unico grande campo trincerato dove essa avrebbe potuto raccogliere tranquillamente il suo esercito d'Italia per appoggiare con la forza delle sue armi la sua nuova politica nei nostri riguardi.
Questa zona, piantata quasi al centro del bassopiano padano, sulla si­nistra del Po, allo sbocco della Valle dell'Adige, limitata ad oriente dal­l'Adige, ad occidente dal Mincio, al Nord dal Garda e dalle pendici dei Les-sini, al sud dal terreno paludoso dei dintorni di Mantova e delle Valli Grandi Veronesi, e soprattutto, ancora più a sud, dal grosso ostacolo del Fo, compren­deva un terreno bene individuato, e, per quei tempi, difeso incomparabil­mente dagli stessi elementi della natura.
Verona, Mantova, Peschiera e Legnago, ne costituivano i vertici forti­ficati e suscettibili di ulteriore sviluppo militare, mentre d'altro canto, il giuoco intricato delle alture moreniche del Garda nell'angolo NordOvest, numerosi resti di antiche fortificazioni medioevali ovunque disseminati nella pianura, e il dedalo di corsi d'acqua che intersecavano il territorio in ogni senso, rappresentavano tutto un complesso di elementi tattici di primissimo ordine che potevano sempre servire a ingegnose manovre per linee interne.
In questa zona affluiva poi la più importante comunicazione dal Nord per la Val Lagarina; immediatamente a tergo venivano a cadere due altre comunicazioni importanti per la Val Sugana e la VaUarsa, mentre numerosis­sime erano le altre comunicazioni che dal Varco di Nauporto consentivano le comunicazioni da tergo.
Con tali importanti comunicazioni l'Austria era sempre in grado di ef­fettuare in breve tempo e per vie diverse, la manovra delle sue forze attra­verso la barriera alpina, al coperto da ogni insidia e da ogni indiscrezione.
Tuttociò doveva ben presto indurre l'Austria a prendere in seria consi­derazione questa zona che presentava cosi favorevoli condizioni ai suoi fini politici e militari.
D'altra parte, già durante le campagne napoleoniche del 179697 du­rante cioè i quattro inutili tentativi dell'Austria per lo sblocco di Mantova questa aveva dovuto espcrimentare a sue spese l'importanza del Quadri­latero, e perciò nel 1815 non aveva tardato a studiare i miglioramenti che si rendevano necessari per adeguarne gli apprestamenti alle nuove necessità che si andavano profilando.
I moti del 20 a Napoli; quelli del 21 in Piemonte; quelli del 31 a Mo­dena, Reggio, Parma, Marche, Umbria, Bologna e ancora del 32 in Romagna, se avevano dato all'Austria il prestesto per intervenire continuamente nelle faccende di casa nostra, le avevano data anche la precisa sensazione dei pe­ricolo al quale era permanentemente esposta la sua occupazione in Italia, ed avevano fatto sorgere, nei suoi uomini responsabili, il problema indilazio­nabile di consolidarla urgentemente contro la sempre più immanente minaccia.
Lo sviluppo dei mezzi di offesa rivelato da Napoleone, rendeva ormai necessario abbandonare il criterio della fortezza isolata per orientarsi