Rassegna storica del Risorgimento
QUADRILATERO ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO ; STRATEGIA
anno
<
1955
>
pagina
<
373
>
La funzione politico-militare del quadrilatero ecc. 373
invece verso quello dei campi trincerati costituiti da nuclei centrali sussidiati da opere esterne poste a distanza tale da garantire il nucleo centrale dalle prime offese del nemico obbligandolo a spiegare le sue forze ad una distanza sensibilmente superiore alle precedenti.
Di questo studio, per l'Austria, venne incaricato il barone De Scinoli, il quale progettò una serie di opere staccate attorno ad ognuna delle quattro piazzeforti.
Come accade spesso anche ai tempi nostri in simili circostanze, ragioni di economia non consentirono la immediata, completa, attuazione del progetto del De Schftll. Dato però che Verona, in sinistra Adige, era considerata il perno della occupazione militare austriaca, si incominciò da questa città con la costruzione delle Quattro Torrette di San Giuliano, della Batteria Pellegrini e del Bloch-hauss di Porta Vittoria, cui, negli anni seguenti 183839 e 1843 seguiva la costruzione delle opere Gazometro, Biondella, S. Leonardo, S. Sofia e S. Matteo.
Incominciavano così ad essere undici le opere costruite in primo tempo attorno a Verona.
E di questo periodo anche il rafforzamento dell'opera di Legnago con la costruzione di opere esterne caldeggiate a suo tempo dal Bubna e dal Ha-detzky, ì quali vedevano in Legnago un punto particolarmente delicato ed insidioso del sistema.
In queste condizioni si arriva al 1848.
Esula dagli scopi di questa memoria la narrazione della campagna, che, d'altra parte, in questa sede sarebbe superflua, e mi limito perciò a quelle citazioni episodiche che possono mettere in luce la funzione avuta dal quadrilatero durante questa campagna.
All'annuncio della insurrezione di Venezia e di fronte alla sanguinosa rivolta di Milano, Radetzky, con pronto intuito politico, strategico e tattico, aveva prontamente abbandonata la Lombardia rifugiandosi nel Quadrilatero e raccogliendovi tutte le sue forze assommanti a circa 70.000 uomini.
Tuttavia, con la Lombardia insorta, davanti alla avanzata dei Piemontesi a stento frenata dalle piazzeforti di Mantova e di Peschiera, attaccato sul fronte di Santa Lucia, minacciato da un schieramento frontale che da Colà scendeva fino a Governolo, con le retrovie insidiate dal Durando, dal Calvi e dagli insorti veneti che contendevano il passo ai rinforzi del Nugent,. il Radetzky non rinuncia alla possibilità di ardite manovre per linee interne che gli sono consentite dalla sua posizione privilegiata di padrone del Qua-
Infatti, nella notte sul 28 maggio esce da Verona con una colonna di 45.000 uomini, sfugge alla sorveglianza dei Piemontesi, raggiunge Mantova e il giorno 29 piomba come un falco sui Toscani a Curtatone e Montanara; il 30 prosegue per Goito, a stento fermato e battuto dal Bava. Per nulla preoccupato per quest'ultimo scacco che nella stessa giornata del 30 si aggiunge a quello della resa di Peschiera, Radetzky si sottrae al peggio, ripiega e punta su Legnago, da dove corre su Vicenza obbligando il Durando alla resa.
Rientrato finalmente in Verona e raccolte nuove forze fino a raggiungere gli effettivi di 120.000 uomini, in misura cioè di poter attaccare sicuramente l'esercito piemontese, decide la sua offensiva a massa contro il lungo e debole schieramento piemontese*