Rassegna storica del Risorgimento
QUADRILATERO ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO ; STRATEGIA
anno
<
1955
>
pagina
<
374
>
374
Lorenzo Matiotti
II 22 luglio, infatti, con il suo 1 Corpo impegna validamente i Piemontesi a Rivoli in modo da fissarne Pala sinistra comandata dal De Sonnaz, e nei successivi giorni 23, 24 e 25 luglio attacca vigorosamente il centro piemontese a Custoza, lo travolge, lo respinge e lo obbliga a quella ritirata che ai concluderà solamente sotto le mura di Milano con l'infausto armistizio del Salasco.
L'ottantaduenne maresciallo aveva saputo fare gran tesoro delle favorevoli condizioni naturali offertegli dal Quadrilatero, e, nel 1855, quando ormai nonagenario e conscio della sua fine imminente, volle lasciare al suo successore, il Giulay, una specie di testamento morale, gli scriveva ancora da Vienna raccomandandogli caldamente questo campo trincerato come la sola e ancora di salvezza del Lombardo-Veneto.
La campagna del 1848, la seconda minaccia costituita da quella brevissima del 1849, i moti che si andavano accendendo qua e là nella Penisola a Brescia, a Venezia, a Roma, le congiure, l'atteggiamento del Piemonte, avevano fatto maggiormente aprire gli occhi all'Austria sulla importanza del Quadrilatero nei riguardi della sua occupazione in Italia. E da quind'innanzi, pertanto, essa vi dedicherà le sue cure maggiori.
L'Italia era più che mai in fermento: le due correnti la cavouriana e la mazziniana, se pure per vie diverse, tendevano entrambe allo stesso scopo.
Il Piemonte, sotto la guida del Cavour, andava tenacemente preparando la riscossa; le congiure, sotto la spinta del Mazzini, si andavano estendendo e moltiplicando, mentre le istruttorie rivelavano chiaramente all'Austria come gli Italiani fossero ormai pronti a morire per la libertà, l'indipendenza e l'unità di una Patria, che, a questo punto non v'era più alcun dubbio, era ormai decisamente nel cuore di tutti.
Scomparso il Mettermeli, travolto dalla sua stessa politica reazionaria, il gabinetto di Vienna sembrava rendersi conto che non era più possibile governare l'Italia con la forza.
Diventava del tutto indifferente che le congiure e le rivolte riuscissero o non riuscissero perchè tempestivamente scoperte e soffocate nel sangue.' L'importante ed era ben chiaro ormai era il fatto che nel popolo italiano andava sublimandosi il grande fenomeno della formazione della coscienza nazionale, contro il quale diventavano irrimediabilmente inutili il bastone ed il capestro.
L'Austria lo aveva finalmente capito e, mentre si illudeva ancora di riuscir.?, a guadagnarsi gli Italiani cambiando metro ed usando le lusinghe e le blandizie, tuttavia non mancava di rafforzare il suo artiglio moltiplicando gli apprestamenti del Quadrilatero.
E di questo tempo la creazione di una cinta di opere minori attorno a Peschiera, mentre a Verona si costruisce una prima cinta esterna di forti. Nel 1848-49 e 1850 sorgono cosi i forti di S. Massimo-Santa Lucia-Fèni-lonePorta NuovaPorta PalioPorta San Zeno-SpianataProcolo che Jte.-cingono ad occidente la città; poi nel 1851 e 1852 sorgono il Chievo, il Croce Bianca, il Tombetta e il Santa Caterina; e finalmente nel 1854 e 1856 il San Michele e le difese di Porta Vescovo. A questo punto sono ben venticinque le opere a difesa di Verona.
A Mantova si costruiscono appostamenti campali sull'Oaone.
A Legnago si rafforzano i bastioni.