Rassegna storica del Risorgimento

QUADRILATERO ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO ; STRATEGIA
anno <1955>   pagina <375>
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La funzione politico-militare del quadrilatero ecc. 375
In queste condizioni l'Austria si affaccia alla campagna del 1859.
Anche durante questa campagna il Quadrilatero avrebbe potuto avere la stessa funzione che ebbe nel 1848. E effettivamente il Giulay avrebbe vo­luto ripetere la stessa manovra che era così ben riuscita al suo maestro, il Radetzky. Avrebbe, cioè, voluto rompere subito il contatto con i Franco­sardi per ritirarsi nel Quadrilatero e prendere poi l'offensiva a ragion veduta.
Ma si trovò ad ondeggiare tra questo suo intimo disegno difensivo e quello nettamente offensivo del gabinetto di Vienna. Ne risultò una serie, di incertezze, che rese comunque intempestiva la attuazione di entrambi i disegni, costringendo ugualmente, alla fine, gli Austriaci a ridursi frettolosa­mente nel Quadrilatero, inseguiti a distanza dai Franco-sardi e tallonati fin sotto il Chiese da Garibaldi.
Qui gli Austriaci avrebbero dovuto semplicemente fermarsi, raccogliere tutte le proprie forze e regolarsi poi secondo gli eventi, molto più che non potevano ignorare come, sotto la minaccia della mobilitazione prussiana sul Reno, la Francia si sarebbe trovata ben presto in condizioni politicomilitari molto precarie e tali da non poter più a lungo continuare la guerra in Italia.
Ma la impulsività del giovane imperatore Francesco Giuseppe che, frattanto, aveva assunto il comando dell'esercito dispensandone il Giulay, lo spinse ad uscire dal Quadrilatero alla ricerca della vittoria in campo aperto nella speranza di cogliere i Francosardi in flagrante passaggio del Chiese.
Ne venne la nota battaglia di S. Martino e Solferino con l'esito che co­nosciamo.
Fu senz'altro un grave errore del giovane imperatore.
Se la attuazione del piano offensivo contro il Piemonte era logica nei primissimi tempi, con le truppe fresche e prima che avvenisse il congiungi­mento con le truppe Francesi; e se, ancor più, poteva esserlo durante la peri­colosa manovra di fianco voluta da Napoleone IH per modificare radical­mente lo schieramento iniziale (... e qui vi sarebbe molto da dire!...), questa possibilità era ormai definitivamente tramontata il giorno in cui i Franco-sardi, effettuato felicemente il congiungimento, avevano vittoriosamente varcato il Ticino per marciare su Milano.
Allora non v'era che una soluzione: ridursi nel Quadrilatero, riordinarvi le proprie forze, attendere e operare secondo gli eventi...; e gli eventi, con quasi assoluta certezza, avrebbero dato ragione all'Austria.
Il proprio soccorso (chiamiamolo così in questo caso) il Quadrilatero doveva finire ugualmente per darlo dopo la sanguinosa battaglia del 24 giugno.
Infatti, mentre i Francosardi erano trattenuti per tre giorni dalle ne­cessità del risanamento del campo di battaglia, gli Austriaci, assolutamente indisturbati... (si noti: indisturbati malgrado la presenza di due divisioni di cavalleria francesi e di una piemontese, assolutamente intatte perchè non impiegate durante la battaglia del 24...) ripassarono il Mincio e si disposero a difesa sulla riva sinistra. E, tre giorni più tardi, l'imperatore Francesco Giuseppe, effettuando una ispezione alle sue truppe si rendeva conto del loro stato di ineflìcenza e si arrendeva quindi al suggerimento dei suoi coman­danti di armata, ordinando un secondo arretramento in sinistra Adige, movi­mento che, come il primo, benché a brevissima distanza dai Franco-sardi, poteva effettuarsi in assoluta tranquillità.