Rassegna storica del Risorgimento

QUADRILATERO ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO ; STRATEGIA
anno <1955>   pagina <376>
immagine non disponibile

376
Lorenzo Matiotti
Passeranno ancora alcuni giorni prima che il Q. G. austriaco si formi la convinzione che i Francosardi hanno definitivamente rinunciato all'idea di attaccare il Quadrilatero. In conseguenza di ciò, le due armate austrìache, che, inizialmente, si erano schierate lungo l'Adige per prevenire una eventuale invasione dal Sud, vengono concentrate nel campo trincerato di Verona pronte a sostenere l'urto degli eventi. Urto che non avverrà, perchè nel frat­tempo Napoleone HI giustamente ed è il caso di dire finalmente preoccupato delle faccende di casa propria, propone l'armistizio cui segue la pace.
Ai fini di questa memoria è inutile ricordare gli eventi che seguirono fra il 1859 ed il 1866, anno nel quale, al compimento dell'Italia mancavano ormai solamente Roma ed il Veneto.
In questo periodo, mentre si intavolavano trattative diplomatiche con la corte papale per la pacifica soluzione della vertenza, l'Italia si pre­parava anche a cogliere il momento favorevole per strappare il Veneto all'Austria.
Si arriva così alla campagna del 1866, con la quale la Prussia, non di­mentica della umiliazione di Olmutz, intendeva risolvere onorevolmente e definitivamente l'equivoca e spinosa questione dei Ducati.
L'Italia è prontamente a fianco della Prussia, cosicché l'Austria risulta contemporaneamente minacciata dal Nord e dal Sud.
Occorre dire che l'Austria, sempre preoccupata della sua precaria posi­zione in Italia tra il 1859 ed il 1866 non aveva cessato di migliorare e completare le fortificazioni del Quadrilatero.
Ciò era stato imposto dalle nuove caratteristiche dei fattori del com­battimento rivelatisi durante la campagna del 1859, e cioè rigatura della bocca da fuoco e adozione del proietto cilindrico, condizioni queste che ave­vano portato ad un notevole aumento della gittata, ad una maggiore sta­bilità del proietto sulla traiettoria e perciò ad una maggiore precisione del tiro. La adozione poi del proietto scoppiante imponeva nuove necessità alla protezione dei combattente.
Ma, soprattutto, si era constatato che la distanza della linea dei forti costruiti nel periodo precedente per garantire il nucleo centrale dalle prime offese del nemico era ormai divenuta insufficiente allo scopo, e si rendeva perciò necessario protendere maggiormente verso l'esterno il sistèma difen­sivo in atto.
Le due località più importanti, del Quadrilatero Mantova e Verona > vennero fatte oggetto di nuovi studi e di nuovi lavori. A Mantova veniva costruita la testa di ponte di Borgoforte, con i forti di Borgoforte-Motteg-giana, Bocca di (randa e Rocchetta, e venivano prese le predisposizioni neces­sarie per l'eventuale allagamento della zona del Serraglio.
Ma è a Verona che vengono dedicate le cure maggiori, con la costruzione di una nuova grande linea di forti posti a distanza doppia della precedente. Sorgono così nel 1860 i forti di Montorio e di Prcara; nel 1861 quelli di Paroua, Lugagnano, Dossobuono, Azzano e Tomba; nel 1866 il Cà Vecchia ed il Cà Bellina.
Sono in complesso trentaquattro le opere dislocate attorno a Verona e disposte su due linee concentriche distanti, la prima, due chilometri e la se­conda, cinque chilometri dal nucleo centrale.