Rassegna storica del Risorgimento
QUADRILATERO ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO ; STRATEGIA
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1955
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Lorenzo Matiolll
Malgrado si avessero notizie di movimenti nemici sulla destra dello Adige, malgrado alle spalle si avessero disponibili ben 52 squadroni di cavallerìa intatti e preziosi per una conveniente esplorazione sul fronte delle truppe in movimento, si è preferito lasciarli inoperosi sul tergo, e si è andati cosi incontro alla battaglia come ad una passeggiata militare.
Una domanda che al profano di cose militari può forse sembrare strana Fu veramente una sconfitta?... Forse no!...
A sera gli Italiani, che disponevano ancora sul campo di battaglia di ben 61.000 uomini freschi perchè praticamente inutilizzati, ripassarono il Mincio, mentre l'arciduca Alberto, che aveva ormai gettato nella fornace fino al suo ultimo uomo, non poteva né osava inseguire dalle posizioni così sanguinosamente conquistate.
Fu una sconfitta soprattutto perchè fu ritenuta tale dal Lamarmora. In condizioni molto più gravi Napoleone I a Marengo aveva trasformata una sconfitta già scontata in una tra le sue più. sfolgoranti vittorie.
Esito incerto quindi da entrambe le parti.
Certo si è che la manovra austriaca, anche se risoltasi praticamente in modo alquanto diverso dal previsto, aveva scompigliato completamente i piani del Lamarmora, dandogli l'impressione di una disfatta che le successive operazioni del Cialdini nel Teneto, anche se fortunate, ma alla fine divenute alla lor volta estremamente pericolose, non hanno potuto cancellare.
Con questa campagna il Veneto veniva ceduto all'Italia, e da questo momento cessa pertanto l'importanza e la funzione di questo campo trincerato, baluardo formidabile della potenza militare austriaca in Italia e strumento terribile della sua politica di asservimento verso il nostro Paese.
Respinti i confini più a Nord e più ad oriente, altre esigenze territoriali, altri orientamenti nella difesa nazionale, altre forme della guerra avvenire, altri procedimenti renderanno questo complesso e complicato strumento di guerra del tutto inutilizzabile e destinato col tempo ad andare distrutto e perduto, così come cinquant'anni dopo, sotto la spinta dei fanti di Vittorio Veneto andrà distrutta e dispersa per sempre anche quella nostra secolare nemica che l'aveva organizzato come strumento della sua politica di oppressione.
Gen. LORENZO MATIOTTI