Rassegna storica del Risorgimento
1824 ; CARBONERIA ; SPIELBERG
anno
<
1955
>
pagina
<
381
>
Sei lettere inedite dei Carbonari polesani 381
essere inoltrata. Spira, insomma, da questo scrìtto del prigioniero ima vigile serenità, una posatezza di pensiero che dimostrano quanto poco il carcere avesse fiaccato quest'uomo, che pure era il più anziano di tutti i concaptivi e la cui salute era, come ricorda il Pellico e danneggiatissima. *)
Rivelatrice di un doloroso dissidio familiare è invece la lettera di Giovanni Bachiega, che si rivolge all'amico Antonio Ruviolli di Crespino anziché ai suoi parenti, poiché quelli si erano di lui dimenticati, e lo invita a rivolgersi al proprio fratello per inculcargli il dovere che gli corre di presentare dei ricorsi a pie del Trono per la sua liberazione ; ma poiché dubita della buona volontà del congiunto, esprime il desiderio che la supplica venga compilata dal Ruvioli e da tal Moregola che il Bachiega aveva istituito suo procuratore , i quali dovranno limitarsi a farla sottoscrivere dal fratello del prigioniero e ad inoltrarla in suo nome.
Ultima della serie è la lettera che l'infelice Antonio Villa il quale di lì a un anno sarebbe morto indirizza ai genitori e alla moglie. Al pari del Solerà, egli traccia un penoso quadro delle sue condizioni fisiche; ma depresso è ancor più. il suo morale, come può rilevarsi non solo dalla sconsolata frase non vi parlo di Amici perchè gli infelici non ne hanno , ma più ancora dal timore che traspare da tutta la lettera che la consorte abbia lasciato la casa dei suoceri e lo abbia dimenticato: la loda della sua bontà, della sua saggezza, della sua fede, ma è chiaro che un dubbio pervicace lo assilla, per cui non può trattenersi verso la chiusa di rivolgersi direttamente a lei con un'invocazione affannosa: Mia Teresa sii savia abbi ima condotta quale si conviene al tuo stato, alla tua educazione, ed alla tua religione; non ricusare il tuo affetto ad un infelice che pensa sempre, e sempre a te.
Mentre il Foresti e il Munari si affidano ai parenti per la conservazione dei loro libri, il Villa chiede che gliene siano spediti alcuni: trattati di agricoltura e di economia, storie di viaggi, un quaresimale.
Unico poi di tutti i suoi compagni, il Villa ha nella sua lettera un accenno al suo processo, affermando essergli stato assicurato dalla Commissione di Venezia che essa avrebbe appoggiato ogni pratica intesa ad impetrare la sua liberazione, dato che i suoi .... trascorsi provenivano da esaltazione non maliziosa, ma leggera .s)
A questo punto possiamo domandarci per quale motivo sia stato teso ai prigionieri dello Spielberg il tragico inganno del 16 marzo. Crediamo di non essere troppo lontani dal vero se pensiamo che il Governo austriaco ritenesse di poter trovare nelle lettere dei prigionieri accenni tali che gli permettessero di approfondire le sue conoscenze sul movimento carbonaro del Polesine, estendendo l'inquisizione a coloro il cui nome comparisse nelle lettere stesse; ma, ammaestrati dalla triste esperienza dei loro processi, i detenuti si limitarono come abbiamo veduto a effusioni familiari senza alcun
*) Mie Prigioni* cap. LXXXIX. Si noti ohe il Pellico dice il Munari scttungcnurio e lo definisce a amabile vecchio , seguito in questa nficrmu/.ione dal VANNIKJCI e successivamente da tutti gli altri storiai del Risorgimento. In realtà, come risulta dai Fogli matricolari dello Spielberg e come Ha rilevato anche dal CHIATTONB, op. cit., p. 457, al momento del suo ingresso nel carcere il Munari contava cinquantaduo anni.
3) Sul valore di questa affermazione, cfr. Lvzio A., Il processo Pullico-M'aronceUì, passim, e il voto del Senato Lombardo Veneto, riprodotto dal Cui ATTO NE, op. cit., p. 419 o segg.