Rassegna storica del Risorgimento
1824 ; CARBONERIA ; SPIELBERG
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1955
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382
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Renzo V. Montini
interesse politico, a descrizioni volutamente ottimistiche della loro situazione, ad omaggi più o meno sinceri alla clemenza imperiale, a professioni di fede religiosa in armonia con le vedute dei loro carcerieri, onde la diabolica trama absburgica ne andò miseramente sventata. Altrimenti, quali altre pagine dolorose non sarebbero scaturite da questo breve mazzo di lettere !
Ma ciò che è particolarmente interessante, si è che della perfidia tramata ai loro danni i nostri Martiri ebbero notizia, e proprio da uno degli arnesi peggiori della tirannia imperiale, il famigerato padre Paulowich ! Infatti, in uno dei rapporti quotidiani che il Sopraintendente dello Spielberg rimetteva al Governatore della Moravia e precisamente in quello del 26 giugno 1824, leggiamo: La guardia Kral ha riferito che il sacerdote italiano (appunto il Paulowich) .... ha chiesto che gli si conducessero il Pellico, il Maron-eelli e poi il Munari, ai quali rivolse alcune raccomandazioni, notando quindi in un suo taccuino i nomi dei loro parenti più prossimi. Per quanto il Kral potè afferrare attraverso la porta, il prete promise di scrivere ai parenti dei prigionieri non appena gli fosse possibile. Nella quotidiana ispezione alle celle il Pellico e il Maroncelli hanno poi avuto la sincerità di confessare di avere appreso dal sacerdote come le lettere da essi scritte nello scorso marzo con il permesso di V. E. non siano mai giunte a destinazione, al che hanno soggiunto di trovar conferma nel fatto che non hanno mai ricevuto risposta alcuna da parte dei loro familiari .
Se la sinistra beffa indignò lo stesso Paulowich, quanto più non indigna
oggi noi! E rileggendo, dopo centoventott'anni, le otto missive, più vicini
al cuore sentiamo i miseri che le vergarono; i miseri che nel marzo del 1824
scontavano dentro le mura absburgiche la loro colpa di avere amato la Patria
e sognato la sua resurrezione. Bfeè
RENZO U. MONTINI
ANTONIO SOLERÀ
Mia amatiss.ma Moglie !
Spielberg 16. Marzo 1824.
Grazie alla misericordia di Dio ed alla clemenza del Sovrano mi è finalmente concesso di scriverti. Io vorrei consolarti, e con te consolare i miei poveri figli, i miei cari Genitori ed i miei buoni fratelli; ma noi posso senza offendere la verità.
Sappi adunque che Panno scorso al principio di Gennajo fui attaccato da un'idrope, che pose a pericolo la mia vita; che ristabilitomi a poco a poco fui obbligato per alcun tempo a camminare colle stampelle, e che d'allora in poi non ho più riacquistata la mia salute trascinando i miei giorni in un cronicismo, che dee finire col condurmi in breve alla tomba. Una siffatta malattia fu cagionata evidentemente dai rigori del trattamento, a cui venni qui sottoposto malgrado la già cagionevole mia salute, imperciocché non mi trovo io qui in una fortezza, come da voi per avventura si crede, ma sono in un ergastolo trattato a norma della Légge, Sono però in obbligo di confessare, che durante la suddetta mia infermità io fui assistito con moltissima umanità, sebbene non mi sieno stati tolti i ferri di dosso che quando io non poteva più muovermi.