Rassegna storica del Risorgimento

1824 ; CARBONERIA ; SPIELBERG
anno <1955>   pagina <391>
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* lettere inedite dei Carbonari polesani 391
m offersi umiliatamente vittima a Dio, pregandolo con tutte le forge dell'animo che fosse contento di ciò che io soffriva con rassegnazione,, ma che si degnasse di temperare da quel momento la crudele vicenda de* tuoi dolori, e facesse gi­rare sul tuo capo un sole senza macchia e ponesse nel tuo cuore il riso che da tanti anni fugge lontano dalla nostra casa. Chi sa se il buon Dio avrà accolta la mia preghiera ? ma pure questa è quella che a Lui sollevo ogni dì. Anche Tu, mia buona Mamma, avrai pregato tanto tanto per me I Si, mia buona mamma. Io riconoscami debitore a Te delle molte consolazioni che sono venute a visitarmi in questa mia angoscia. Odile dunque, e ricevi con esse la mia gratitudine. Ecco*
M Signor Direttore di questa casa è stato sempre un Angelo pieno di amore e di compassione. Appena giunto qui, la clemenza di S. M. aveva già graziosa­mente disposto che a riguardo della nostra cagionevole salute, si prescindesse dalla esatta esecuzione della Legge che si adopera con tutti gli altri che toccano il carcere duro. Ebbi adunque larghezze nel cibo e nel modo del dormire. Se ò detto che il Sig.r Direttore è un Angelo, non lo è meno anche il medico. Io ò fatte qui due malattie, la prima è stata un Artritide, la seconda un flusso di san­gue che m'è durato circa due mesi. La prima malattia ebbi neWanno passato verso il finire di Marzo; la seconda cominciò in Dicembre, e ne ò avuto per tutto Gennaio e Febbraio, e adesso ò già cominciato a ristabilirmi affatto. Ebbene; io non potrei mai lodare abbastanza l'amore e la pietà del Sig.r Direttore, del Medico, e di tutte le persone che sono state destinate a servirmi in questedue ma­lattie. Infine, dopo nove mesi di solitudine, m'è stato concesso il poter abbracciare il mio Dolce fratello Silvio Pellico, che io amo ed amerò sempre dell'amore inten­sissimo con cui mi stai nel cuore Tu stessa, e le mie buone Sorelle Tognina ed Eurosia, ed i miei cari Fratelli Checca e Giovan Battista. Egli usciva allor salvo da una mortale malattia d'infiammazione di cervello, quindi lo stato suo infelice, accrebbe assai alla naturale cómozione che in me destava la sua vista. Da quel dì, mi fu concesso di rimanere con esso, ed è appunto già oltre un anno the dall'avvicinamento della mia anima alla sua, traggo una sorgente inesausta di consolazioni. Amare immensamente Dio, Te, Tognina, Eurosia e Carlotta e Vittorino, mie dilette Sorelle, e gli ottimi fratelli, Checca e Battista: soffrire la privazione di questi oggetti che sono la tutta e la sola consolazione e dolcezza del mio cuore: ed avere un amico, un fratello, un Silvio Pellico in cui versare questa piena di amori e di sofferenze; questo è il massimo dono ch'io potessi avere dalla bontà Sovrana nelle presenti mie strettezze; e credo che la tenerezza d'una madre solo fosse potente ad ottenermi un tal dono da quell'Essere Supremo che muove e dispone i cuori alla clemenza.
Ma ecco che il buon Dio à voluto anche essermi doppiamente propizio; poiché alla consolazione interna à voluto aggiugnere quell'altra pure immensa che poteva venirmi dal di fuori di questa Casa. Il dì 27 di Febbraio è venuto qui S. Eccel­lenza il Sig.r Conte Miiroschi, accompagnato dal Sig.r Direttore di Polizia. Ci à parlato come un affettuoso Padre, avvisandoci ch'Egli andava a Vienna, e che dicessimo se avevamo cose da presentare ai piedi del Trono. Noi lo pregammo di offerire il nostro sincero pentimento alla clemenza di S. M. e di ottenerci il per­messo di scrivere alle nostre famiglie e di riceverne risposta. Sia dunque lode a quel buon Signore che à pregato per noi, ed a S. Maestà che si è degnata esau­dirci. Rispondimi dunque, mia buona Mamma. Quanto a me io nono pia nulla da dirti; ma Tu, parlami, ti prego, ben a lungo del tuo perdono, del tuo amore
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