Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; BELFIORE ; FONTI ; MANTOVA
anno
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1955
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pagina
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395
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Le fonti per la storia del Risorgimento, ecc. 395
dall'eredità del padre, generale Acerbi, e da quella del prozio, l'illustre letterato Giuseppe Acerbi.
Ad indurlo a tale munifico atto fu il Luzio, che per ben sette anni seppe perseverare nella sua penetrante opera di persuasione.
Infatti, nella relazione archivistica del 1910, egli scriveva: Meno agevole è l'intendersi con la famiglia di G-. Acerbi, Intendente generale della Spedizione de* Mille. Se fosse vissuto ancora Mario Acerbi, quell'intero archivio domestico sarebbe stato senza dubbio dato allo Stato, senza alcun corrispettivo: ma, spento tragicamente quell'ottimo giovane, restano un fratello, un po' strano, e la madre vecchia, quasi demente dal dolore per la perdita del figlio maggiore. È quindi con grande difficoltà che ho potuto avere un certo numero di documenti garibaldini: ma solo in esame; a donazioni o anche a eventuale vendita si mostrano finora gli Acerbi restii. Tentai anche invano di andar io stesso a Castelgoffredo per esaminar sopra luogo di che si tratti precisamente. In quella casa impenetrabile (chi lo penserebbe ?) devon rinvenirsi anche documenti letterari importanti, p. e., carte provenienti da Giuseppe Acerbi, direttore della famigerata Biblioteca Italiana, che si stampava a Milano sotto l'Austria e fu impigliata nelle lotte tra romantici e classici. Il compianto Mario Acerbi mi diceva persino d'aver lettere del Klopstoek, di altri illustri letterati, italiani e stranieri, del tempo: e sarebbe davvero peccato che per incuria que' carteggi facessero la lacrimevole fine che di solito attende molte raccolte private. Per parte mia, non tralascerò certo diligenza acciò, i piccoli archivi domestici, su cui io possa stendete la mia sempre vigile attenzione, siano conservati alla scienza e al patrimonio nazionale.
Finalmente, nel 1917, il Luzio ebbe il piacere di potere annunziare al Ministero dell'Interno che la famiglia del generale Acerbi gli aveva formalmente promesso il dono delle importanti carte. Aveva già ricevuto un primo pacco, contenente: il resoconto dell'Acerbi sulla gestione sua d'Intendente dei Mille, quaranta lettere di Garibaldi, lettere varie di Mazzini, Bixio, Dumas padre, Kossutk, Medici, Mordini e altri importanti personaggi dell'epoca. Lettere autografe di Tazzoli, Speri, Poma e altri documenti relativi alla congiura dei Martiri di Belfiore, posseduti dall'Acerbi, erano pure assicurati aU'Archivio di Stato di Mantova.
H Luzio, nel ringraziare il donatore, assicurava: Tutti questi documenti, debitamente inventariati, saranno perpetuamente conservati in questo Archivio, in serie distinta, a disposizione degli studiosi.
Con special cura devota, saranno tenuti i cimeli dei Martiri di Belfiore: cioè le lettere 24-25 novembre 1852 di Don Enrico Tazzoli, tanto commoventi e celebri per le discussioni a cui diedero luogo; la lettera 29 gennaio 1853 di Tito Speri; le due lettere 24 aprile, 8 maggio 1852 di Carlo Poma.
Gli originali di queste lettere costituiscono il più sacro deposito per la scrivente Direzione, che li trasmetterà religiosamente ai successori... .
Al primo pacco seguì, un mese dopo, una gran cesta di carte in spaventoso disordine. Il Luzio, di fronte agli eredi, assunse l'impegno di eseguire una cernita per potere restituire loro le carte di indole privata e trattenere per l'Archivio di Stato quelle di solo carattere storico. Dai primi assaggi potè scoprite una serie di Boni, messi in circolazione dai Mille durante il percorso da Marsala a Palermo. Erano firmati da Crispi, Sirtori, Bixio ed altri. Trovò poi una gran parte 4i carte dell'Intendenza garibaldina