Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; BELFIORE ; FONTI ; MANTOVA
anno
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1955
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pagina
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397
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Le fonti per la storia del Risorgimento, ecc. 397
Le carte di polizia non furono trovate e costituiscono la lacuna che si nota nel relativo archivio dal 1843 al 1859.
Più fortunato esito ebbero invece le ricerche per le altre carte.
Infatti, per quanto riguarda gli atti della Delegazione provinciale, il Luzio ebbe precise notizie dal barone A Prato, discendente dell'ultimo delegato austriaco. Nella citata relazione archivistica del 1910, il Luzio riferiva al Ministero dell'Interno: Mi fu... trasmesso in copia un brano del diario di questo funzionario, barone Vincenzo (A Prato), il quale confessa che mentre nel 1866 egli aveva l'ordine di portar via da Mantova i soli atti riservati della delegazione degli ultimi 5 anni, per suo zelo credette nell'interesse del governo di prender tutti gli atti dal 1815 in poi, contenendo essi la storia di avvenimenti importanti... per le mene rivoluzionarie de' Carbonari, Giovine Italia, ecc. Il barone zelantissimo annota con amarezza che mentre aveva sperato di farsi un gran merito col suo governo, non trovò invece che una grande freddezza: tutti gli davano poco meno che del seccatore per quella farragine di carte che s'era portato dietro; lo si rimandò più volte da Erode a Pilato... sinché, impazientito, versò il suo deposito ad Innsbruck, dove tuttora si trova. La mancanza di questi atti (pe' quali io avrei da tempo il permesso di far indagini sopra luogo, se ne avessi agio) è gravemente sentita nel nostro Archivio....
Queste carte e quelle dell'Auditorato, ossia della commissione inquirente militare, istituita con il proclama di Radetzky del 10 marzo 1849, furono restituite tutte dall'Austria dopo la prima guerra mondiale.
Gli atti della Corte speciale di giustizia furono, nella stessa epoca, restituiti fraternamente , come dice il Luzio, dall'Archivio di Stato di Venezia, dove erano stati trasferiti dopo la cessazione della stessa Corte.
La Commissione inquirente militare, che durò sino alla concessione dell'amnistia del 19 marzo 1853, incominciò a funzionare dal novembre 1851. In questo lasso di tempo pronunciò tre sentenze: la prima del 7 dicembre 1852 fu di condanna a morte, eseguita mediante la forca, per Zambelli, Scarsellini, Tazzoli, De Canal e Poma; la seconda del 3 marzo 1853 di condanna a morte eseguita nello stesso giorno, mediante la forca, nelle persone di Montanari, Speri e Grazioli; la terza del 19 marzo 1853 di condanna a morte eseguita, mediante la forca, nella persona del Frattini. Gli atti, dei processi, che si conclusero con dette sentenze, sono riimiti in quattro cartelle. La loro descrizione e quella di altre due cartelle della stessa serie furono fatte dal Luzio nell'opuscolo I processi politici di Milano e di Mantova, 1851 1853, restituiti dall'Austria, Milano, Cogliati, 1919.
Il prezioso opuscolo è stato ora ristampato, per iniziativa e cura del comitato di Mantova dell'Istituto per la storia del Risorgimento, come atto di omaggio alla memoria di Alessandro Luzio.
L'attività della Commissione inquirente militare si chiuse con il triste bilancio dei nove impiccati. Ad essi e a Grioli che iniziò il martirio di Bel* fiore con la sua fucilazione, si aggiunge il cadorino Pier Fortunato Calvi, condannato alla pena di morte, eseguita con il capestro, con sentenza 4 luglio 1855 dell'I. R. Corte spedale di giustizia. Questa Corte cessò nel gennaio del 1857 e dal 1854 aveva istruito e concluso numerosi processi, di cui il più lungo risulta quello contro Ronchi ed altri.