Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; BELFIORE ; FONTI ; MANTOVA
anno <1955>   pagina <404>
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Giovanni Praticò
pava anche un grado. Bìpatrìò in tempo utile ma sempre conservando gli stessi principi per cui lo si deve reputare per pericoloso. Trovasi sotto processo di alto tradimento, come partitante di segreti comitati, promulgatore di cartelle e proclami mazziniani.
Pei reati del 1848 fu coperto dall'amnistia. Per recenti mene antipolitiche, venne, arrestato la notte dal 16 al 17 Giugno 1852 e trovasi sotto procedura di cui non se ne conosce ancora Pestio.
Come dalla Sentenza 3 marzo 1853 risulta esser stato in cognizione dell'esi­stente Comitato, e di atere dietro ordine ricevuto da uno dei capi diffuso cartelle mazziniane e Proclami incendiari, e condannato a IO anni in carcere,
Pezzarossa Arciprete don Giuseppe di Cittadella di Porto: Di carattere tenace ed ardito, ma molto avveduto e disinvolto. E Parroco di questa Cittadella nonché professore nel Vescovile Seminario, di eloquenza sacra ed archelogia biblica. Le sue relazioni furono mai sempre con esaltati. Prima del 1848 mar-cavasi per la sua intimità coli'emigrato politico Valenti Gonzaga, come pure per quella colf arrestato Don Tozzoli, col prof. Luigi Matti, ed altri di cattivo odore politico. La sua posizione civile è convenientemente agiata.
Già prima del 1848 era gravemente sospetto in linea politica per la fre­quenza in case avverse al legittimo Governo fra le quali quella del Marchese Valenti Gonzaga. Sviluppate le vicende di quell'epoca fu caldo partigiano di quell'epoca. Si addoprò con tutto potere per sommovere la popolazione di Citta' della che intendeva di occupare colla plebaglia e di venire poscia in sussidio di Mantova, scopiata che fosse la rivolta. Fu prima professore di Teologia ma dovette abbandonare questa cattedra per un trattato teologico che fu disappro­vato. Ravedutosi ottenne le presenti (che) profèssa. Nel 1848 si rese sospetto di corrispondenza col nemico e fu da S. E. innallora Comandante di questa for­tezza tenuto per alcun tempo in arresto. Appartenne sempre al partito sov­versivo, causa pella quale andò soggetto a varie perquisizioni. Stette sempre in grande relazione col prete Tozzoli e venne arrestato come affigliato in un Co­mitato segreto e per promulgazione di proclami e cartelle Mazziniane. È impli­cato perciò nel pendente processo d'alto tradimento, di cui non si conosce resito. La sua guasta ma molta dottrina lo rende in ogni caso assai pericoloso.
Non ebbe mai definitiva sentenza. Fu nel 1848 agli arresti come contro.
Risultò nel processo d'alto tradimento come socio istitutore della Società segreta, e posto in carcere, e venne dimesso in forza della Sovrana amnistia del 19 marzo 1853.
Poma Carlo fu Leopoldo di Mantova: Medico assistente di questo Ospi­tale civico Giovane ben educato, fornito di buone cognizioni mediche sì teoriche, che pratiche, ma di temperamento irrascibile sostenuto e superbo. Le sue rela­zióni non sembravano sospette, mentre il suo arresto come compromesso nel pendente processo politico lascia presumere che fosse in lega cogli altri più aggravanti inquisiti. La sua posizione civile è buona perche oltre la professione ha anche qualche possidenza* Viveva in casa propria assieme colla madre e tre fratelli di cui uno chirurgo e Poltro sapiente alla cattedra di matematica in questo Ginnasio vescovile.
Ne prima nò durante il 1848 nulla ebbe a rimarcarsi in speciale di lui aggravio. Fu sempre a Mantova e non offrì alcun particolar argomento di cen-