Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; BELFIORE ; FONTI ; MANTOVA
anno <1955>   pagina <408>
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Giovanni Praticò
tato per non pericoloso e viene universalmente ritenuto che il suo reato sia-stato V effetto della seduzione*
Pel 1848 e 1849 nulla, pel recente reato trovasi sotto processo e non se ne conosce resito.
Inquisito per diffusione di stampe sovversive e posto in libertà che era in carcere in forza della sovrana grazia del 19 marzo 1853.
Triulzi Prete Policarpo di Castiglione delle Stiviere: Vicario in questa Parrocchia di San Leonardo uomo di talento ed ottimo oratore, amico delle allegre brigate e di non piena moralità, non ha sostanze.
Trovandosi in Acquanegra allo svilupparsi della rivoluzione fu un parti-tante della rivolta e si adoperò specialmente per la fusione col Piemonte. In quell'occasione predicò anche in tal senso in Connetto manifestando la sua ripu­gnanza per 1*1. R. Governo e facendosi l'apologista enfatico di Carlo Alberto cui nominava liberatore d'Italia ecc. Di tali prediche ne furono propagate colla stampa nella popolazione. Continuò poi a tenersi in relazione con esaltali. Ora è vicario in San Leonardo in questa città e viene tenuto in sorveglianza corrispondente.
Per possesso di stampe sovversive ed affigliato al Comitato di Mantova risultò inquisito nel processo e posto al carcere, sortendo in forza della Sovrana amnistia del 19 marzo 1853.
Vivanti Anselmo Sansone di EEapace di Mantova: Israelita, commesso di mercante, giovane svegliato, intraprendente, azzardoso, in relazione coi vari compromessi del vigente processo d'alto tradimento. Nessuna sostanza del proprio.
Allo svilupparsi della rivoluzione fu tra gli esaltati. Sortì cogli altri a dichia­rarsi dello stato d'assedio. Si aggirò sempre in Lombardia e nelle Romagne ed ultimamente compromesso nel vigente processo vigente per alto tradimento, ma prese a tempo la fuga, e così anche ora in Piemonte. Venne con editto di cita­zione chiamato a comparire inanzi a questo Auditorato per il sopra indicato delitto.
Imputato nel processo d'alto tradimento, quale affigliato daW Acerbi al Co­mitato fu agente attivissimo e come la sua casa fu disposta ad uso arsenale e tenne anche presso di sé per qualche tempo il torchio a stampa, si rese fug­giasco ed a termini della Notificazione 19 marzo 1852 giudicato in contumacia
Zanuechi Omero fu Pietro di Castelgoffredo: Di carattere ardito e strava­gante. Piccolo possidente. Le sue relazioni e li suoi rapporti erano coi più esal­tati coi Pizzi, Braghi, Arrivabene, Lamini, Rondoni, ed altri. La sua posi­zione civile è ora resa meschina dalle sue strambe dilapidazioni.
Già prima del 1848 era sospetto alla Polizia per i suoi pensamenti anti­politici. Nate quelle vicende fu esagerato partitante della rivolta e si adoprò a tuli'uomo per la felice riescila di quella. Arruolassi volontario nelle truppe ribelli, pugna nei campi della Lombardia, evase in Piemonte e dopo fatto parte di quella campagna recossi a Roma ove combattè come capitano nelle bande del notorio Garibaldi. Venne or sono alcuni mesi arrestato perchè implicato nel pendente processo di alto tradimento per diffusione di cartelle mazziniane e scritti sovversivi. È individuo, per incorregibilità dei suoi principi da riputarsi fra i più, pericolasi.
Come sopra (amnistiato non ebbe nò processo né penalità), e pel recente reato trovasi in carcere sotto processo e non se ne conosce ancora l'esito.