Rassegna storica del Risorgimento

BELFIORE ; MORI ATTILIO
anno <1955>   pagina <410>
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LA CONGIURA DI BELFIORE NELLE MEMORIE INEDITE DEL COSPIRATORE ATTILIO MORI
Nella storia della più grande congiura del LombardoVeneto contro l'Austria del 1850-51-52 Mantova, per il luogo, per la qualità e quantità delle persone affigliate e per la segnalata attività dei capi, divenne il centro di quella cospirazione sciaguratamente scoperta e stroncata prima che ne apparisse* in quell'oscuro lavorio, la pericolosa grandezza.
In quella cospirazione l'ing. Attilio Mori di Mantova già gravemente compromesso nel moto del 1848 è figura di primo piano, sia perchè radunò per la prima volta i congiurati, nel novembre del 1850, nel suo studio in casa del fuoruscito marchese Benintendi, del quale era amministratore, sia perchè fu triumviro di quel comitato rivoluzionario con Tazzoli ed Acerbi e, purtrop­po, con CasteHazzo eletto a segretario.
La scoperta della congiura era virtualmente aperta con l'arresto di don Giovanni Grioli, fucilato il 5 novembre 1851, al quale seguì l'arresto dei-ring. Mori nel dicembre successivo per diffusione di una feroce satira contro Radetzky e i capi militari e civili di Mantova.
L'Austria non sospettò allora di aver posto mano su uno dei maggiori cospiratori, ma i successivi arresti del gennaio 1852 e quello del segretario CasteHazzo nell'aprile, apersero la falla nella congiura. Tazzoli, il capo, era già stato arrestato fin dal 27 gennaio e Acerbi, si era sottratto con una prov­videnziale fuga.
Il Mori fu tradotto alle carceri in Castello ove si mantenne negativo sulle imputazioni derivanti dalla diffusione della satira, ma dopo la procella degli arresti e i conseguenti indizi fu passato al carcere militare di S. Domenico e posto a vitto rigoroso, in catene, per il suo fermo ed irriducibile contegno.
Dopo oltre un anno di solitudini e di squassanti interrogatori gli fu, con diabolico piano, posto per compagno di cella il CasteHazzo che, con la più sottile perfidia e dopo una dura lotta di mesi, lo convinse ad ammettere da­vanti all'Auditore i suoi rapporti con Giuseppe Finzi di Marcarla, già latore di una lettera del Comitato a Mazzini, a Londra, e della relativa risposta, colla addotta menzogna che il Finzi e tutti gli altri erano confessi. In realtà il Finzi non era stato espugnato ed egli, che non aveva avuto rapporti di cospirazione che col Mori uno degli uomini dice il più robusto d'animo ed anche, se vuoisi, di corpo che fosse stato partecipe alla congiura se ne adontò, ma, in seguito, avuta spiegazione della perfidia alla quale aveva soggiaciuto l'ami­co, perdonò completamente, sinceramente, riconoscendo l'alto sentimento di moralità così viva e forte in quell'animo eletto. La famosa polemica del 1884 fra il Finzi e il Castellazzo assurto a grande notorietà come segretario generale della Massoneria italiana, deputato e scrittore, trova qui elementi definitivi, impensati, se pur vi fosse ancora bisogno di documentare ulterior­mente la suprema abiezione del Castellazzo il quale scrivendo in quel tempo dell'*intemerato cittadino Attilio Mori aggiungeva me Io scaraventano addosso, come testimonio, ora, perchè è morto, mentre non lo avrebbero potuto e dovuto scaraventare contro quando era vivo. Inopinatamente, ed a