Rassegna storica del Risorgimento
BELFIORE ; MORI ATTILIO
anno
<
1955
>
pagina
<
412
>
412 Albany Rezzaghi
sebbene figlio d'un Commissario dì polizia italiano al servizio austriaco, pure si dedicò a quella patriottica scuola, nella quale in seguito si spinse con ardimento tale come che cercasse di prevalere agli altri per togliersi il triste riflesso die su lui cadeva dall'ufficio paterno, sebbene il padre non abbia mai aggiunto cattiveria alle sue funzioni.
Nel 1848 scoppiato il movimento insurrezionale non esitò il Castellazzo d'abbandonare gli studi legali per impugnare un fucile, e semplice soldato combattè sui nostri campi Lombardi nella guerra d'indipendenza.
D'un tratto il sole d'Italia si eclissò, e segnato che fu l'armistizio italiano, il Castellazzo depose le armi, ed associato ad alcuni suoi amici distintissimi per ingegno e per virtù cittadine provate sui campi della guerra d'indipendenza percorse la Toscana, e recatosi poscia nella città Eterna fece parte delle legioni combattenti contro i prodi di Francia, che in quel tempo non arrossirono partire dalla loro terra natale per portarsi sul suolo romano a schiacchiarvi la repubblica sorella, soverchiando col numero, e coi mezzi di guerra.
Al primo scontro con quella gente il giovane Castellazzo, spinto da soverchio ardore si staccò dai suoi compagni, e rimasto prigioniero dei francesi, venne condotto a Bastia, ove l'ottimo Ing. Giovanni Àrrìvabene ex Commissario del Governo provvisorio di Milano per la provincia di Mantova (che in quel tempo era colà emigrato) ottenne di ritirarlo presso di sé ed ammalatosi il Castellazzo, gli fu prodigo d'assistenza e di benefici. 1 campioni del dispotismo, affogata che ebbero nel sangue la nascente libertà d'Italia, l'Austria Vassoggettò tosto a dispotismo vandalico. Per apparente cavalleria l'Austria proclamò tosto l'amnistia e Castel-lazzo ritornò a Mantova ricolmo d'odio allo straniero e con sentimenti di possibile emancipazione patria e di vendetta. I satelliti del dispotismo avevano vinto materialmente, ma la rivoluzione morale era intatta, e molti e i più ardenti in esiti più fortunati, si posero a congiurare e per Panno continuo restò incognita la congiura. Ma aih l clic alcuni arresti diedero luogo ad altri, e fra gli arrestati vi fu Castel-lazzo. Da principio ed oltre un mese resistette ad ogni sofferenza, ma alla fine venne bastonato e non confessò, come pure ribastonato nel giorno successivo non confessò, ma non fu così nel terzo giorno che minacciato d'essere di nuovo posto sotto il bastone sino a che avesse confessato, decifrò un biglietto fatale, che spiegava un registro di cassa ove stavano scritti in cifra i nomi di molti congiurati. Il detentore di quel libro fatale sentendolo spiegato, perchè scritto nella stessa cifra del biglietto, confessò i più intricati misteri sociali non risparmiando i nomi, e Castellazzo si fece spalla, e da quel momento fatale divenne così ebbro della vita che la volle salva ad ogni costo. Se quel disgraziato non prese sempre l'iniziativa pure al più piccolo cenno die il giudice mostrasse di conoscere una data cosa, si prestò a sviluppargliela nella più ampia forma, impudentemente, e senza riguardo all'essenza dei fatti, nominando individui, e circostanziando in dettaglio ogni asserzione a loro carico. Con tutta calma e con sorriso infernale sostenne confronti. Saliti al patibolo gli amici e troncato che fu il processo, fu libero, ma fuggito e maledetto dalle genti, sebbene non sia stato causa unica di tante vittime.
Insofferente del disprezzo sociale, e per dire il vero anche per sentimento di Patria, corse di nuovo in questo anno sui campi di battaglia a cercarvi la morte, perchè era troppo disprezzato per cercar di vivere. Alla battaglia di San Martino, ove combatta da leone, cercava furente e con vera avidità la morte, ma si vide invece satoo in mezzo a migliaia di cadaveri e feriti.